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BASTARDI IN SALSA ROSSA Hap e Leonard e una madre che chiede giustizia

Sbirri corrotti, un omicidio. Il feroce sud di Joe Lansdale

Nell’ultimo libro dello scrittore texano un’avventura che si dipana tra dialoghi al vetriolo, humour condito da birra e inesorabili colpi di scena

L’avevamo lasciato messo molto male il povero Hap, con una coltellata che pareva non lasciargli scampo. Invece, «dopo essere morto due volte» in ospedale, eccolo di nuovo, naturalmente assieme a Leonard in “Bastardi in salsa rossa” (Einaudi, 18,50 euro), l’atteso nuovo libro di Joe Lansdale. E così, Hap rimesso in sesto, con qualche pensiero sulla sua mortalità ma senza stress postraumatico («quello mi viene solo quando uccido qualcuno» ma al medico non lo dice), si ritrova in ufficio, nella società di investigazioni, mentre Brett, la sua donna, è alle prese con l’influenza assieme alla figlia appena “trovata”, con Leonard che, rimasto single, si dedica agli incontri di sesso con conoscenze in Rete. E qui, ovviamente, secondo copione, arriva il caso da seguire, inizia l’avventura. Arriva Louise Elton, una signora nera decisamente sovrappeso, piuttosto bizzarra e molto determinata e bellicosa: sgancia una serie di banconote e di monetine sulla scrivania e chiede di indagare sull’omicidio di suo figlio, ucciso dai poliziotti, dice lei. Jamar era uno studente brillante, destinato a un grande avvenire. Però aveva cominciato a investigare sul poliziotto che insidiava la sorella minore, per poi restare coinvolto in una vicenda di sbirri corrotti e combattimenti tra cani. Ed era arrivato a un passo da una verità che minaccia di lacerare la cittadina texana dove si è consumato il delitto. Per Hap e Leonard è inevitabile rimanere coinvolti in una avventura che come sempre si dipana tra dialoghi al vetriolo, humour condito da birra e inesorabili colpi di scena, ennesimo scorcio dell’America profonda, quella dove la violenza è una moneta di scambio pericolosamente diffusa. Con quell’alone di tragedia classica che sempre si sposa alle atmosfere di Lansdale, maestro nel mescolare i generi “bassi” con quelli “alti”. Ma come dice lui stesso, «non ho mai fatto simili distinzioni. Ho sempre scritto quello che mi piaceva scrivere e letto quello che volevo leggere. La maggiore ispirazione per uno scrittore resta comunque la vita reale, e se si scrive ossessionati soltanto dai modelli letterari i propri testi difetteranno di autenticità».

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