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Il Borghese
L’EDITORIALE

Sarà un Natale quasi normale

Dodici milioni di italiani sulle strade, città d’arte sotto assedio, tutto esaurito in montagna dove la neve è arrivata puntuale al primo appuntamento stagionale. Case di vacanze aperte, ristoranti e alberghi ovviamente da tutto esaurito. Ricavi per oltre 5 miliardi. L’ Italia turistica gode, Torino compresa che fa il pieno di turisti tra cui molti stranieri. Se questa dell’Im – macolata può essere considerata la prova generale delle festività natalizie, Capodanno compreso, si ha quasi l’impressione che la crisi, l’inflazione, la guerra guerreggiata e quella delle materie prime, restino sullo sfondo della vita reale.

Eppure non è così a giudicare dall’escalation dei prezzi, dai consumi che si sono sensibilmente ridotti, dai negozi chiusi che fanno da contrasto alle luminarie di chi invece fa affari. Qualcuno che di reazioni comportamentali se ne intende sostiene che, anche inconsciamente, la gente vive un Natale “normale”. Come quelli che si sono avvicendati prima della pandemia.

Il primo senza restrizioni, senza mascherine, senza allarmi provocati dal virus, come è accaduto per Omicron, lo scorso anno. Sarà, ma se questo è il motivo, allora qualcosa non quadra perché dai virologi (sempre loro) arrivano notizie poco rassicuranti. Il Covid c’è ancora e soprattutto c’è l’influenza, più cattiva – dicono – di quelle che ci siamo lasciati alle spalle. Ma allora dov’è la normalità? Forse sta là dove c’è la gente che può permettersi uno sfizio, una vacanza, magari l’ultimo capriccio. Perché l’immagine che si coglie dal basso, nei mercati e nei piccoli negozi, non dipinge lo stato del bengodi, ma un Natale prudente, a tratti anche amaro. A pensarci accade come sempre, in questa nostra società spaccata in due dove le luci splendono solo se puoi accenderle.

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