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Salute
Alle Regioni mancano 5,7 miliardi per il Covid

Sanità, rischio default: ”buco” da un miliardo e 100 milioni di rincari

Il Piemonte attende almeno 485 milioni dal Governo: «Così è a rischio la riforma della medicina territoriale»

Non bastassero gli strascichi del Covid che per le Regioni corrispondono a un ammanco di almeno 5,5 miliardi di euro e per il Piemonte a circa 485 milioni, la sanità rischia il “default” anche per i rincari delle utenze. Circa 100 milioni di euro in più all’anno che andranno ad aggravare bilanci già parecchio precari. Lo scorso anno, infatti, la sanità del Piemonte si è salvata per il rotto della cuffia. Meglio, con un’iniezione straordinaria da 210 milioni di euro di fondi europei che ha permesso di chiudere il bilancio in pareggio per un soffio. E non anticipare quello che, oggi, appare come il peggiore degli incubi dopo gli ultimi due anni passati in trincea contro il CovidUn commissariamento come quello da cui, con non poca difficoltà, la Regione era uscita nel 2017, rischiando di vederlo riapparire all’orizzonte nel 2019 proprio alla vigilia della pandemia, quando i bilanci delle Asl viaggiavano già in “caduta libera” e prima che si congelassero conti e responsabilità dei direttori, finiti sotto la lente d’ingrandimento dell’assessorato alla Sanità. Se non già con la testa sopra il ceppo di corso Regina Margherita. Lo stesso virus che, oggi, potrebbe allargare il “buco” a causa dei rimborsi mai arrivati alle Regioni per il 2021.

«Al Piemonte spetterebbero circa il 7,5%» ha spiegato l’assessore Luigi Icardi che, proprio in queste ore, sarà a confronto con il ministro Roberto Speranza per dirimere una questione parecchio scivolosa. Perché se venissero a mancare circa 485 milioni di euro proprio da Roma, calcolandone almeno altrettanti iscritti a bilancio come debiti nello stesso capitolo che vale l’83% della contabilità di piazza Castello, il “buco” arriverebbe a sfiorare un miliardo. E questo senza contare l’allarme per il costo delle utenze, in particolare dell’energia elettrica, oltre che dei servizi. «L’unica strada è l’intervento del Governo, perché non possiamo certo abbassare la temperatura o spegnere le luci – aggiunge Icardi -. Possiamo razionalizzare, ma questi interventi di efficientamento dovevano cominciare almeno dieci anni fa». Oggi il quadro è parecchio più fosco. «Il nostro patrimonio di edilizia sanitaria è piuttosto vecchio, stiamo cercando di rinnovarlo ma i costi sono difficilmente comprimibili» sottolinea sempre l’assessore, ben agguerrito in vista dell’incontro con il ministro Speranza. Sul tavolo, infatti, c’è proprio il decreto sulla riforma della sanità territoriale su cui il Piemonte ha già annunciato che voterà contro insieme con Marche, Toscana, Umbria e Sardegna. Senza conti in ordine, oltretutto, potrebbero venire vanificati anche gli investimenti previsti dal Pnrr. Ad esempio, la gestione delle Case di comunità. «Potrebbero esserci problemi di funzionamento perché c’è da rinnovare il contratto dei medici di base, ma anche un’altra “partita” sul personale che deve vedere modificato il tetto di spesa. Non può esserci solo una teoria per applicare il nuovo piano di medicina territoriale, ma anche un intervento economico che tenga in considerazione i costi di questa operazione. Le risorse del Pnrr, che penso andranno incrementate alla luce dei continui rincari, serviranno per la creazione di queste strutture che, però, non dovranno restare delle “scatole vuote” per mancanza di risorse per gestirle».

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