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Salute
IL FATTO

Sanità, intesa da 66 milioni sui precari: «Ma 1.214 pensionati senza ricambio»

Accordo con tra Regione e sindacati anche sul turn over del personale sulla scorta del “Decreto Calabria”

Non solo 1.137 precari “stabilizzati” dopo essere stati assunti a tempo determinato e per contrastare il Covid, ma anche la garanzia di non pregiudicare le assunzioni destinate a fornire un ricambio per chi è già andato in pensione o si avvia ad appendere al chiodo il camice bianco. Si è chiusa con una doppia vittoria per i sindacati la vertenza che, ormai da mesi, impegnava il governatore Alberto Cirio e l’assessore Luigi Icardi sul fronte più esposto della sanità. «Un accordo epocale», esultano tutti, ma l’opposizione di Palazzo Lascaris arriva a gamba tesa, spezza gli entusiasmi e si presenta con il pallottoliere alla mano. «Ben venga l’accordo – tuona Domenico Rossi del Partito democratico – ma non sappiamo quanti saranno assunti per garantire il “turn over” nei prossimi due anni. Dall’inizio della pandemia, infatti, abbiamo perso 1.214 sanitari che non sono stati certo sostituiti».

«ACCORDO EPOCALE»
L’intesa siglata tra Regione e Cgil, Cisl, Uil, Fials, Fsi, oltre al Nursing Up, prevede che entro la fine del prossimo anno vengano stabilizzati 1.137 precari tra medici, infermieri e operatori sociosanitari. Di cui 656 entro dicembre. «Non saranno più precari, un bel riconoscimento per un personale che ci ha consentito di combattere l’emergenza del Covid» ha evidenziato Cirio, ricordando che si tratta di quel personale che ha maturato entro giugno almeno 18 mesi di servizio di cui almeno sei in piena pandemia. Alle Asl, inoltre, verranno garantiti 7,8 milioni di euro di risorse straordinarie dalla Regione per la proroga fino a fine anno dei contratti a tempo determinato del personale sanitario e sociosanitario in scadenza nel secondo semestre. Personale ritenuto necessario ai fabbisogni delle aziende sanitarie, ma privo dei requisiti previsti dal Governo per la stabilizzazione: in tutto circa 530 professionalità. L’accordo ufficializza anche il ritrovamento della copertura per il riconoscimento della retribuzione accessoria del personale relativa all’anno passato.

MANCANO 340 MILIONI
«Avevamo due strade. O imparare la lezione che ci ha lasciato il Covid, ovvero che senza personale non si possono curare le persone e che i tagli del passato sono stati nefasti, quindi decidere di investire sulla sanità pubblica. Oppure fare finta di niente. Abbiamo scelto la prima strada» spiega ancora Cirio, precisando come il nuovo piano non preveda ulteriori costi o debiti in sanità, dal momento che il Piemonte attende ancora gran parte dei rimborsi Covid da Roma. «Ce l’abbiamo fatta grazie a una politica attentissima e grazie, tra l’altro, ai fondi europei: oltre 300 milioni di euro che siamo riusciti a sbloccare dopo lunghe trattative con Roma e Bruxelles». La garanzia, invece, sul ricambio dei pensionati arriva dalle possibilità offerte dal decreto Calabria che, nel prossimo triennio, permetterà nuove assunzioni, ma sarà anticipato non appena sarà definito il riparto delle risorse che saranno rimborsate alle Regioni, dal momento che ancora mancato circa 340 milioni anticipati lo scorso anno per affrontare la pandemia.

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