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Il Borghese

Una sanità a due facce

Al Cto per una visita ortopedica si può aspettare anche 184 giorni (sei mesi e un pezzettino), all’Ospedalino Koelliker ne possono bastare due. E l’esempio potrebbe continuare all’infinito: dalla cardiologia, alla chirurgia generale, passando per la richiesta di una risonanza magnetica o di un’ecografia.

È la fotografia in chiaro scuro della nostra sanità che vive un dualismo apparentemente incurabile tra i grandi ospedali presi d’assalto anche solo per un raffreddore, e i poliambulatori più o meno convenzionati, dove la “pratica” si può spicciare persino in giornata.

Un male antico, quello delle liste di attesa che fino ad ora la politica ha curato più a chiacchiere che nella sostanza. Comprese le prenotazioni telematiche tentate anni fa che, tristemente, hanno tagliato fuori la maggior parte dei pazienti, ossia gli anziani che ancora non convivono more uxorio con pc e tablet. E che, soprattutto hanno imparato a fidarsi solo dei grandi ospedali. Anche a costo di attese lunghissime.

Ora ci dicono che il sistema può cambiare, che la Regione sta predisponendo un piano di riorganizzazione delle prenotazioni e che sarà possibile tagliare i tempi organizzando meglio i servizi sul territorio. Bene, a parole, possiamo tirare tutti un sospiro di sollievo. Ma in pratica?

Beh, ci vorrebbe una campagna di informazione pressante e dati inconfutabili che convincano i cittadini che tra l’ospedale e il poliambulatorio non ci sono differenze. Mi permettete un dubbio? Non è che sulla cosiddetta riorganizzazione delle liste di attesa pesa la ormai acclarata mancanza di medici in ospedale?

fossati@cronacaqui.it

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