Matteo Salvini (Depositphotos)
Cultura
LE REAZIONI

Salvini fa la guerra al Cavour: «Una folle corsa verso il nulla»

Scoppia la polemica dopo la decisione del liceo classico torinese

«Un conto è il rispetto, altro conto è una folle corsa verso il niente. Basta». Entra a gamba tesa nel dibattito sull’asterisco il leader della Lega, Matteo Salvini. «I valori non stanno dentro un asterisco» gli fa eco il leader di Torino Bellissima, Paolo Damilano. «Qualunque scelta facciamo non dobbiamo creare troppa confusione nei ragazzi – prosegue l’imprenditore -. Loro crescono con una grande consapevolezza su questi temi e gli adulti devono rispettarli e assecondarli il più possibile. Al massimo guidarli con rispetto, ma mai confonderli». A rivolgersi al ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, sarà la parlamentare di Fratelli d’Italia, Augusta Montaruli che parla di «sfregio» per la lingua italiana. «C’è un modo di non discriminare senza storpiare l’italiano» scrive su Facebook, facendo infuriare Marco Grimaldi di Sinistra, Ecologia e Libertà. «Un asterisco fa meno male del patriarcato. Rifletta, se ha un minuto» attacca il capogruppo di Sel in Regione. Ma all’attacco del Cavour non è solo la politica. Lo psichiatra Alessandro Meluzzi la definisce «un’iniziativa demenziale». E «pensare che un asterisco possa sostituire un suffisso di genere contribuirà a eliminare la, per fortuna ineliminabile, identità dei sessi. Ed è a mio giudizio una fesseria, oltre che una banalizzazione. Meglio sarebbe stato introdurre, come in latino e greco, elementi che dovrebbero essere congeniali a un liceo come il Cavour» spiega Meluzzi. E a provocazione, aggiunge provocazione. «Aggiungerei il duale o l’ostativo – sottolinea -. Ma forse persino al liceo classico Cavour l’instupidimento delle burocrazie ministeriali sfiora una demenza che più che ideologica è semplicemente ridicola, come la minigonna di Fedez piuttosto che gli ermafroditi del Louvre che perlomeno erano belli e non clowneschi come questi asterischi». Decisamente severo il giudizio del professor Pier Franco Quaglieni, che ricorda come da anni abbiano fatto la stessa scelta anche l’Itis Avogadro e il Convitto Umberto I. «Non si tratta di parità uomo/donna che non solo nella scuola andrebbe sempre rispettata senza ridursi a risolvere il problema con un banale asterisco perché il problema è molto più complesso. Il vero punto è che si vuole introdurre un terzo genere oscillante tra il maschile e il femminile, anticipando il disegno di legge Zan proprio nella scuola – sottolinea Quaglieni -. Ma in questo caso bisogna avere il coraggio di dirlo esplicitamente, assumendosi tutte le responsabilità. Attorno a questa notizia c’è stato un silenzio imbarazzante, mentre sui “social” e attraverso messaggi privati ho raccolto numerose conferme sul fatto che sia considerata un’iniziativa “demente” se non peggio. E sono tutti commenti che vengono da amici e conoscenti progressisti, radicali e di sinistra». Intanto l’avvocato Antonio Foti, commenta: «È ancora accettabile come complemento di denominazione, come nel caso di student*, non se si tratta della personalità di una persona, perché non corrisponde a ciò che c’è scritto sul documento ufficiale di identità. Se qualcuno vuole cambiare nome, può farlo seguendo le procedure e non con queste soluzioni abborracciate».

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