Silvio Berlusconi (foto Depositphotos)
Politica
LA CORSA AL COLLE

Salvini: «Berlusconi è il nostro candidato» Ma c’è il veto di Letta. Sondaggio: scegli tu il prossimo capo dello Stato

Il leader della Lega: «No a paletti della sinistra»

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Prosegue il nostro sondaggio in vista dell’elezione del Presidente della Repubblica Italiana. In basso la classifica aggiornata.

Comincia a salire la temperatura nel mondo politico in previsione dell’elezione del nuovo inquilino del Colle. E i partiti fanno le grandi manovre, spesso diversive, più per saggiare le tesi degli avversari, che per prendere posizione sui reali candidati. Dopo il batti e ribatti dei giorni scorsi tra il presidente di Forza Italia e il segretario del Pd Letta, ieri è stata la volta di Matteo Salvini il quale ha dichiarato che «Su Berlusconi il centrodestra è compatto», aggiungendo che «c’è unanime sostegno e che non si accettano veti ideologici da parte della sinistra». Insomma il leader del Carroccio, alla vigilia del summit di Villa Grande, residenza romana del Cavaliere sull’Appia Antica, indossa l’abito buono del federatore e sembra voler addirittura anticipare quelle che potrebbero essere le conclusioni del vertice con gli alleati, affinché non si possano formulare dubbi soprattutto sulla lealtà della Lega. In realtà ad ascoltare gli umori che si avvertono nel corridoio del passi perduti, questa sicurezza sbandierata ai quattro venti potrebbe cedere ad un’alternativa qualora i numeri dei grandi elettori non potessero essere sufficienti all’ascesa al Colle di Berlusconi. Insomma ci sarebbe un piano B al quale associare un nome di prestigio per non perdere l’opportunità di eleggere un presidente gradito al centro destra. Ma questa non è la sola questione che agita la coalizione. Va tenuta nel debito conto la posizione di Giorgia Meloni la quale da un lato stempera le parole di Salvini con un laconico «ne parleremo durante il vertice» e dall’al-tro chiede «compattezza della coalizione dall’inizio alla fine dell’elezione per il Colle», aggiungendo «compattezza che Fratelli d’Italia può garantire perché lo sanno tutti, abbiamo sempre avuto una parola sola». E compattezza sia, verrebbe da dire, come sostiene anche il segretario nazionale dell’Udc Lorenzo Cesa, seguito a ruota da Gianfranco Rotondi. Più pragmatico invece Gianni Letta, considerato uno degli uomini politici più vicini a Silvio Berlusconi, il quale uscendo dalla camera ardente di David Sassoli, ha semplicemente invitato i partiti a ispirarsi proprio all’ex presidente del Parlamento Europeo, «un uomo di straordinarie qualità con il desiderio di contribuire a guardare agli interessi del Paese e non alle differenze di parte», Nessun nome, ma un’indicazione precisa: quella di procedere all’elezione del Presidente della Repubblica con la saggezza che impone il difficile momento storico che ci vede coinvolti da crisi e pandemia. Sul fronte avverso, quello del Pd e dei suoi alleati, il segretario Enrico Letta risponde alle grandi manovre del Capitano con un secco “niet”. Un veto deciso e in apparenza non superabile sul nome del leader di Forza Italia. «Noi siamo intenzionati a dialogare – sostiene – e assolutamente disponibili. Ma abbiamo già detto che il dialogo deve avvenire su un nome condiviso, una personalità istituzionale e non un capo di partito. Lo abbiamo sempre detto molto chiaramente e mi sembra anche una cosa di buonsenso». Batti e ribatti, con posizioni che sulla carta appaiono chiare anche se la dialettica tra i partiti e soprattutto tra le diverse correnti che si agitano al loro interno, fanno capire che l’opzione Draghi al Quirinale è tutt’altro che caduta. Anzi, potrebbe essere in subordine soltanto alla possibilità che Sergio Mattarella per evitare una crisi di governo al buio, possa accettare un mandato bis, anche ristretto nei tempi, per giungere almeno alla fine della legislatura lasciandosi alle spalle – cosa che tutti ci auguriamo – l’aggressività del Covid e le insidie connesse all’applicazione del Pnrr.

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