visite oncologiche
Salute
LO STUDIO. L’aspettativa di vita in Piemonte scesa di 1,3 anni

Saltata una visita su tre. Sono centinaia i tumori rimasti senza diagnosi

Raddoppiato il numero di ammalati che rinunciano alle cure. Oltre 95mila esami per la diagnosi del cancro mai effettuati

Un ammalato su dieci in Italia ha rinunciato a curarsi per colpa del Covid. O, forse, non ha mai nemmeno scoperto di esserlo. In particolare le donne. Senza contare che tra il 2019 e il 2020, solo in Piemonte, il numero di mancate diagnosi e terapie sarebbe più che raddoppiato rispetto all’anno precedente, con un aumento del 48% dopo che la pandemia ha messo a nudo una sorta di “doppio binario” per l’accesso a prestazioni ambulatoriali, ospedaliere e chirurgiche. Figli e figliastri di un sistema sanitario che, dopo aver accumulato liste d’attesa infinite, ha interrotto a più riprese le prestazioni non urgenti, ma anche quelle che non hanno più trovato posto negli ospedali. Ad analizzare gli effetti della pandemia è stata l’associazione Salutequità, che ha pubblicato un nuovo studio “shock” con cui viene confermato come in Piemonte fosse saltata una visita specialistica su tre nell’anno del Coronavirus, circa 28.240 (- 29%). E l’aspettativa di vita a 65 anni è scesa di almeno un anno e tre mesi.«

Senza diagnosi 700 tumori
Il quadro è ancora più drammatico se si concentra l’attenzione sull’oncologia e la prevenzione dei tumori. Sono stati almeno 40.160 almeno gli screening mammografici saltati tra gennaio e maggio del 2020 (- 52,9%) per un ritardo accumulato di circa 2,6 mesi e almeno 212 casi di tumore non diagnosticato. Numeri che potrebbero rivelarsi ancora peggiori a breve, visto che l’andamento nazionale registrato all’inizio di quest’anno anno arriva già al 43,5% di screening al seno in meno e a un ritardo di almeno 3,9 mesi. Ancora più alti sono i numeri degli screening colonrettali mai realizzati, almeno 15.954 (-53,7%) per cui si ipotizzano circa 211 diagnosi mancate. E il ritardo accumulato, nella fattispecie, arriva a 2,7 mesi. Si sale ancora con cifre e percentuali se si guarda agli screening cervicali: 38.845 quelli non effettuati (- 55,43%), per un ritardo accumulato di 2,8 mesi e circa 248 casi non diagnosticati. Questo se, a livello locale, ci si limita a mettere a confronto i primi cinque mesi del 2019 con quelli del 2020. Ma a partire da quest’anno, come si è visto per l’analisi senologica che dovrebbe individuare un sospetto carcinoma, le cose potrebbero anche andare peggiorando, visto che i tempi di attesa medi sono praticamente raddoppiati in tutta Italia.

Da recuperare 17mila visite
L’annuncio di un nuovo stop a prestazioni e visite non urgenti, arrivato poche settimane fa dal Dirmei alle Asl per via della troppa pressione del Covid sugli ospedali, ha riacceso non poche preoccupazioni su un ulteriore allungamento delle liste d’attesa della sanità. Sarebbero, secondo una stima delle Asl, circa 17mila le attività che erano già da recuperare prima dell’ennesima battuta d’arresto. Una vera e propria emergenza per cui già prima dell’esplosione della pandemia il Piemonte aveva chiesto e ottenuto risorse urgenti dal Governo. Mettendo a disposizione delle Asl, solo lo scorso settembre, 35,2 milioni di euro per organizzare una controffensiva efficace. Poi, la seconda e la terza ondata di contagi e le relative impennate di ricoveri, hanno costretto a ulteriori interruzioni che, ora, rischiano di lasciare un’eredità pesante in termini di malati. Magari, proprio quelli che sono riusciti a scampare il Covid.

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