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Ieri & Oggi
LA CITTÀ DI UNA VOLTA

Salsiccia, formaggi, vini pregiati: l’enogastronomia è di casa a Bra

Dalla battaglia di Pollenzo alla figura di Benedetto Cottolengo

All’epoca romana, Bra non esisteva ancora. C’era, però, l’attuale frazione Pollenzo, alias Pollentia, città ricca e florida, passata alla storia per la ben nota battaglia dell’anno 402, tra i Goti di Alarico e i romani di Stilicone. Che, vittorioso, fu ricompensato qualche tempo dopo dall’imperatore Onorio con una bella condanna a morte. La sua. Tempi difficili, quelli della fine dell’impero, quando anche un generale vincitore poteva rischiare di perdere la testa per le bizze dell’imperatore.

Non stiamo divagando: la battaglia di Pollenzo fu davvero di grande importanza per Bra (anche se qualcuno sottolinea che lo scontro avvenne nei pressi di Santa Vittoria d’Alba, da cui il nome): ne sono prove alcuni toponimi che si sono conservati, come l’inequivocabile località Gotta. La stessa Bra nacque forse in seguito alla battaglia del 402: la pianura era letteralmente invasa dai cadaveri, era diventata malsana. E poco sicura, poiché i Goti continuarono a sciamare qui e là anche negli anni a venire. Insomma: le alture garantivano più sicurezza e gli abitanti di Pollentia migrarono sul pianoro che ancora oggi ospita Bra. Nome che non è latino e nemmeno goto: è di origine longobarda, da Brayda, termine che indicava una proprietà con appezzamento di terreno (la parola ha generato un cognome diffuso tra Piemonte e Lombardia).

Località agricola, dimentica del suo passato romano, Bra divenne città nel 1760 con Carlo Emanuele III di Savoia. Il Settecento fu un secolo di rinascita per Bra, che dovette ad architetti di grido come Bernardo Antonio Vittone la ricostruzione della città secondo i dettami dell’architettura tardo-barocca e neoclassica. Bello, il palazzo municipale. Belle, le chiese che ancora oggi si stagliano nei luoghi d’incontro dello sguardo: una città barocca, paese della provincia nel cuore del Vecchio Piemonte che ancora oggi è uno dei meglio conservati. Merito della sostanziale dimenticanza nella quale cadde Bra e il Roero nel corso dell’Ottocento, funestato dai mille banditi e considerato terra di povertà.

Non è un caso che uno dei grandi santi sociali della Torino ottocentesca, Giuseppe Benedetto Cottolengo, sia nato proprio qui, nella Bra che oggi è celebre per i suoi prodotti enogastronomici. Salsiccia di Bra e vini pregiati: il Braidese è centro del movimento Slow Food, nato proprio sulla collina che domina Pollenzo nell’anno 1986, e che si è imposto come realtà di qualità e sinonimo di buon cibo e buon bere.

E poi Cheese, la rassegna del formaggio che si tiene tutti gli anni dispari: latticini che fanno gola non soltanto ai piemontesi, ma ad un esercito di intenditori che invade letteralmente la città di Bra proveniente da tutto il mondo. Città letteraria, amata da Cesare Pavese e da Giovanni Arpino, ospita nel mese di maggio un fortunato festival del libro per i ragazzi.

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