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Economia
IL DIBATTITO

Sale l’Irpef per 1 torinese su 3: «Città più indebitata d’Italia»

Scende da 0,15% a 0,10% l’aumento dell’aliquota imposta dal Comune

Una «follia», un furto con tanto di passamontagna, una scorrettezza «immorale». Le minoranze in Sala Rossa dichiarano guerra aperta all’aumento dell’aliquota comunale Irpef imposta dalla giunta del sindaco Stefano Lo RussoA nulla è servito l’aggiustamento presentato ieri in Sala Rossa dall’assessore al Bilancio Gabriella Nardelli, che ha fatto sapere di aver inserito un emendamento che riduce dallo 0,15% allo 0,10% il rincaro sull’Irpef, per i redditi tra i 28 e 50mila euro. Invariato l’aumento per i redditi superiori ai 50mila euro, fissato a 0,25%. «Torino è la città più indebitata d’Italia, lo sappiamo» aveva ammetto l’assessore in commissione, poche ore prima del consiglio, sottolineando come nei prossimi vent’anni l’aiuto del governo avrebbe portato in città un miliardo di euro.

«Partiamo dal presupposto che aumentare l’Irpef e le tasse comunali in un momento in cui le famiglie dovranno affrontare contemporaneamente il rincaro dell’energia, combinato con una generale situazione di crisi economica, è folle» affonda per primo il colpo il capogruppo della Lega Fabrizio Ricca. «La giunta ritiene che avere un reddito di 28mila euro lordi all’anno voglia dire essere così benestanti da permettersi di non faticare a pagare rincari delle tasse? – domanda -. Beh, c’è un problema di visione distorta della società in cui si vive». Allo stesso modo, anche il capogruppo di Fdi, Giovanni Crosetto rimarca il suo disaccordo sulla manovra: «La pressione fiscale è già altissima» commenta. L’unico modo che abbiamo per risanare i conti è quello di «di mettersi il passamontagna e infilare le mani nelle tasche dei cittadini?» si domanda invece il consigliere Pierlucio Firrao (Torino Bellisima).

Non manca di sottolineare come la sua amministrazione non abbia «mai messo le mani nelle tasche dei cittadini», il capogruppo dei Cinque Stelle Andrea Russi e poi si mette a far di conto: «Se aumentando l’addizionale Irpef comunale sui redditi fino a 30mila euro ogni torinese deve pagare 45 euro in più e se il sindaco decide di assumere un direttore generale, che prima non c’era, spendendo 300mila euro nel 2022 e una dirigente di gabinetto, che secondo gli organi di stampa era la sua direttrice della campagna elettorale, 180mila euro l’anno, quanti torinesi servono per pagare queste spese in più del nuovo sindaco?». La risposta è 10.666 e la polemica cresce. «È difficile trovare un barlume di coerenza in questa iniziativa, soprattutto se si pensa ai recenti incarichi faraonici attribuiti dal sindaco» cavalca l’onda il capogruppo di Forza Italia Domenico Garcea. A distanza interviene anche l’assessore regionale Maurizio Marrone, rivendicando come «il pressing della Regione» abbia dato i suoi primi risultati, riducendo l’aumento inizialmente stimato dal Comune.

Non tarda ad arrivare l’arringa difensiva del sindaco Lo Russo che, come prima cosa, torna a ringraziare il governo Draghi per la mano tesa offerta ai Comuni in difficoltà. «Chiedo scusa ai torinesi che verranno toccati dalla manovra» ribadisce il sindaco. «Parliamo del 28% dei contribuenti». Quasi uno su tre. «Per 447.702 cittadini non ci saranno ricadute – prosegue il sindaco – A 12.611 contribuenti, pari al 2%, chiedo scusa, perché per loro il beneficio fiscale promosso dal governo verrà vanificato».

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