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Buonanotte
EDITORIALE DEL GIORNO

Sagre e teatri

Avvento bello, quest’anno. Alla piemontese, cioè all’insegna della tradizione e dell’esageroma nen. Ginicco come vuole la stagione, ma nen esagerà: prime brine solo a dicembre. Fiòca? Col pòch ch’a basta: pòchi centim, giust për ambianché ij cop e la colin-a sensa gené ‘l tràfich. E poi vetrine accese e bancarelle, ben gradite dopo i presepi domiciliari forzati dell’anno scorso. Natale in fondo è anche quello: passeggiate in centro, luminarie, musichette, regalini, servizi Tg sulle statuine napoletane. Addirittura il lusso della prima della Scala in diretta su Rai 1. Anche lì, contegno: fuori dal teatro niente lanci di uova sulle pellicce, solo silenti maschere di cassintegrati. Dentro, re Mattarella raccoglieva applausi, con la Segre di fianco a fungere da antidoto contro gli echi sovranisti del Macbeth (lotta fra monarchi, cori alla patria). Non manca il solito sciopero generale, però con due sigle su tre (la Cisl si astiene) per non farlo sembrare troppo vero. Solo il rito: annunci ripetuti nei Tg, poi viaggio-premio a Roma ai pensionati con buono pasto, bandiera nuova, striscioni, tutto pagato. Come in Valsusa, dove il movimento NoTav ha quasi trent’anni e ormai fa parte del folklore locale con le sue adunate. Quelle estive a birra e salcicce e quelle invernali a vin brulé e caldarroste. “A veul firmé, monssù? Gradiscie un po’ di vin brulé, giusta per compagnare le castagne brusatate?” E gli autonomi? Loro come sempre su al cantiere, stavolta a tirar petardi e fuochi artificiali che sembrava capodanno. Bisogna tutelarli, ‘sti No Tav: se si estinguessero, i turisti che vengono in valle a vederli resterebbero delusi. “A sarà dura, a sarà dura, ciau, ci vediamo alla prossima sagra”.
collino@cronacaqui.it

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