Torino il palazzo di giustizia (foto: depositphotos)
Cronaca
LA BABY GANG DI PIAZZA D’ARMI

«Ruba per noi alla Rinascente o faremo male ai tuoi genitori»

Due ragazzini costretti a commettere reati

«Domani devi tornare qui e portarci queste magliette che devi rubare alla Rinascente: se non lo fai, faremo male alla tua famiglia». Avrebbe dovuto essere, nell’ottica criminale di chi lo ha preteso, o meglio estorto, una sorta di battesimo del fuoco. Una prova di forza per dimostrare al branco la propria sottomissione o capacità di delinquere. E per ottenere, al tempo stesso, il bottino più ambito dalle baby gang di oggi: vestiti firmati. Ma per chi è stato vittima di quella richiesta accompagnate da minacce, quella non era una prova.

È stato un incubo, che è durato 24 ore e che si è concluso con due denunce a discapito di un sedicenne e di un diciottenne. Piazza d’Armi, curva maratona. Questa storia si consuma qui, nel parco dove la compagnia dei due adolescenti si ritrova da quando sono piccoli. Sono tutti “bravi ragazzi”, sportivi, studenti che si sono conosciuti dai tempi delle elementari, quando erano compagni di banco dai salesiani di corso Agnelli. Ma la piazza, di sera, davanti al Whitemoon, non è più sicura. Bande di ragazzini nordafricani spadroneggiano, attaccano briga e prendono di mira i più piccoli. Lo confermano in tanti, in zona.

«Quella sera – è il racconto fatto a chi indaga da uno dei fanciulli – siamo andati a ballare al Whitemoon. C’erano questi ragazzi marocchini, e uno di loro, forse il più grande, mi ha preso da parte. Mi ha detto di tornare il giorno dopo con delle magliette e canottiere firmate. Che dovevo andare da solo alla Rinascente, rubare e tornare da loro, davanti al locale. Che non dovevo parlarne con nessuno o sarebbero stati guai». Per tutta la notte il giovane – difeso dall’avvocata Debora Lazzaro – è rimasto sveglio. Sui social il capo del gruppo lo aveva rintracciato: «Fai quello che ti ho detto. So dove abiti».

«Conosco la tua famiglia». Terrorizzato, la mattina dopo, il fanciullo, con un amico, è andato in via Lagrange. Ha arraffato i vestiti che “doveva” rubare, ed è stato subito fermato dai vigilantes. I due ragazzi sono stati denunciati per tentato furto. Soltanto dopo, parlando con i genitori, e con i legali, è emerso il contesto inquietante. «Siamo preoccupati – racconta il padre di uno dei fanciulli della compagnia – i nostri figli frequentano piazza d’Armi da una vita. Sono ragazzi sani, fanno sport. Ogni tanto la sera escono. Ma quel locale e quel parco non sono più sicuri».

«In discoteca – dice un altro – le bande di magrebini ordinano bottiglie di champagne e pagano tavoli. Dopo quello che è successo abbiamo proibito ai nostri figli di frequentare piazza d’Armi». Ci sono due inchieste in corso: una coordinata dalla procura dei minori, la seconda dalla procura ordinaria. Entrambe contro ignoti. «Non conoscevo quello che mi ha obbligato a rubare – ha ribadito una delle due vittime – ma lui sapeva chi sono. Ho avuto paura per i miei genitori. Che potessero davvero fare loro del male. Per questo non ho detto niente a nessuno e sono andato a rubare, anche se non l’avevo mai fatto».

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