Roma non scongela la Torino-Lione

Il cantiere della Tav

La Tav resta nel congelatore. E bisogna ancora capire fino a quando. C’è chi dice che il disgelo avverrà a primavera e chi, con maggiore precisione, aggiunge che la dead line sono le elezioni europee. In ogni caso per Natale non ci saranno novità e gli appalti miliardari che avrebbero dovuto far proseguire i lavori nel tunnel restano nei cassetti della nostra stazione appaltante con una decisione congiunta di Italia e Francia. Congiunta si fa per dire, visto che la ministra francese Elisabeth Borne specifica che la sospensione avviene «su esplicita richiesta del governo italiano». Una linea già nota che ieri, a Roma, dove il premier Conte ha ricevuto i 13 delegati delle 33 associazioni che rappresentano il sistema economico e industriale di Torino e Piemonte, ha trovato una conferma cordiale. Ma non per questo meno preoccupante. Il rischio, che emerge anche dalle dichiarazioni raccolte, è quello di una dilatazione dei tempi senza che si intravveda una soluzione. Con un timore diffuso: il futuro di 326mila imprese del nostro territorio e dei suoi 1,3 milioni di occupati che, nella Tav confidano per le ricadute di business e, soprattutto, per l’effetto calamita che potrebbe esercitare sugli investitori stranieri. In sostanza l’esercito del Sì non sfonda i portoni della politica, né con la piazza delle madamine, né con il fronte unito di imprese e sindacati che hanno scelto Torino, due giorni fa, per dire al governo – con la voce di Vincenzo Boccia- che «la pazienza è arrivata al limite». Dunque aspettiamo le margherite di primavera e le elezioni. Il Tav potrebbe essere la merce di scambio.

fossati@cronacaqui.it

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