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Cronaca
L’INCHIESTA

Riti magici, orge e tanti soldi: a Torino il boom delle sette

In Piemonte 80 gruppi, 50mila adepti e un business che vale 30 milioni

I numeri sono i più alti mai registrati. In Piemonte operano regolarmente un’ottantina di sette che possono contare su trentamila adepti, cinquantamila se si contano anche i simpatizzanti. E il patrimonio di questi gruppi sfiora i 30 milioni di euro (tra beni immobili, lasciti, donazioni e contributi che vengono versati dagli adepti). Dopo l’omicidio-suicidio di Spinello (Forlì) di due coniugi che avevano aderito al gruppo pseudo religioso americano di Ramtha, il tema delle sette è tornato prepotentemente di attualità. Uno spaccato della realtà di questi gruppi emerge nell’ultimo rapporto sulle sette curato dal Cesnur (Centro per gli studi sulle nuove religioni).

Riti sinistri, presunti plagi, occasioni per orge e rapporti sessuali a buon mercato, circonvenzioni, vendette contro gli ex adepti, sono gli ingredienti di una realtà cresciuta a dismisura negli ultimi 10 anni. Ma non c’è solo il fatto di Forlì a inquietare: c’è la psico setta di Novara, ribattezzata “Setta delle bestie”, sgominata dalla Dda di Torino e dalla procura che ha chiesto recentemente il rinvio a giudizio per 28 indagati, tra cui il presunto capo, il “dottore” Gianni Maria Guidi; e poi c’è il caso di Paolo Meraglia, oggi di 74 anni, insegnante in pensione, condannato nel 2020 a 11 anni e 4 mesi di reclusione. Era accusato di essere il santone di una setta che praticava riti orgiastici in cui, secondo i pm torinesi, si sarebbero consumati stupri di gruppo. Insomma, l’attenzione da parte delle forze dell’ordine su questo fenomeno, non è mai venuta meno, anche se da sei anni la “squadra antisette” della questura è stata sciolta, ma le competenze sono passate alle “fasce deboli” della squadra mobile, perché «non si persegue chi crede e pratica riti anche se inusuali – spiegano in questura – ma chi commette dei reati».

Secondo il Cesnur, gli italiani che appartengono a minoranze religiose sono il 4% della popolazione, e se si volesse utilizzare la categoria di sette, nel senso in cui più comunemente la si usa e che non comprende il mondo protestante pentecostale e fondamentalista indipendente, le realtà così etichettate riuniscono circa l’1% degli italiani, circa 600mila individui. Persone che, secondo Massimo Introvigne, sociologo e direttore del Cesnur, «non sono soddisfatte delle religioni istituzionali e non si considerano atee. In Italia si ritiene che gli atei siano un fenomeno di élite, tra il 6 e il 7%. Del restante 93%, chi mantiene un contatto con la religione cattolica è il 17%, il 3% sono ebrei e musulmani e l’ 1% fa parte delle sette religiose. Il rimanente 72% è interessato alla spiritualità, ma non aderisce a religioni istituzionali. Con Internet, poi, le religioni e le sette in particolare, si diffondono in cinque minuti». Secondo il Cesnur questi gruppi si dividono in 12 grandi “famiglie”: quelle dell’area esoterica di antica sapienza, i gruppi New Age e Next Age, le sette definite di “potenziale umano”, i gruppi Sik e Radhausoani, i Bahai e i gruppi islamici, almeno tre “famiglie” di dissenso cristiano, i neo induisti, i gruppi di Osho, quelli orientali e giapponesei. E poi ci sono le sette “fai da te”, come nei casi già citati di Torino e Novara. Un fattore da tenere in considerazione sul perché in moltissimi si sono rivolti alle sette in questi ultimi anni, è la pandemia che «ci ha imposto di fare i conti non solo con la nostra salute fisica – spiegano gli studiosi Stefania Palmisano e Nicola Pannofino -, ma ci ha portati anche a interrogarci sul senso più vero dell’esistenza e delle relazioni con il mondo che ci circonda, facendo emergere le fragilità, le paure e le insicurezze che si annidano nella nostra vita quotidiana. La pandemia, pur in una società secolarizzata, ha riportando sulla scena pubblica la spiritualità, chiamata a dare risposte sui grandi temi della solidarietà, della morte, dell’ignoto». In questo ambito le sette hanno avuto gioco facile e si sono moltiplicate a loro volta nelle forme più imprevedibili: sono tornati i “terrapiattisti” e c’è stato il boom delle sedute spiritiche affidate spesso a medium improvvisati.

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