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Buonanotte

Riti d’autunno

Ottobre scavalla su novembre. Giornate uggiose, nebbie, piogge fini, buio serale e mattutino… un clima che sembra fatto apposta per meditare sui defunti, che infatti si “festeggiano” in vari modi proprio in questi giorni. In Italia si usava lasciare qualcosa di pronto per le anime che di notte tornano sulla terra. In Lombardia un vaso d’acqua fresca per dissetarle. In Friuli un lume acceso, pane e acqua. In Piemonte, Val d’Aosta e Trentino il focolare acceso e la tavola apparecchiata. In Liguria sulla tavola i bacilli (fave secche) e i balletti (castagne lesse). Anche i riti di Halloween non sono estranei alla nostra cultura: in Abruzzo si accendevano lumini dentro zucche vuotate, e in molte regioni la sera del primo novembre i bambini andavano di casa in casa a mendicare il “ben dei morti” (fave, castagne e fichi secchi) che poi mangiavano a casa dopo aver detto le preghiere, mentre i nonni raccontavano loro storie e leggende paurose. A Roma si faceva un pasto vicino alla tomba di un defunto per tenergli compagnia. In Sicilia ancor oggi i bimbi buoni trovano la mattina del due novembre sotto il letto giocattoli, pupi di zucchero, scardellini (dolcetti di zucchero e mandorle a forma di tibie) e la frutta martorana (frutti di pasta di mandorle, colorati che sembrano veri). E’ facile violare mentalmente il confine dell’esistenza. In fondo i morti non sono tutti morti, o meglio non lo sono per tutti. Se ad esempio tu non sai che uno è morto, costui resta vivo per te finché non vieni a saperlo. Poi ci sono quelli che sono vivi, ma è come se fossero morti per noi, perché hanno il cervello spento dall’Alzheimer, o acceso su mondi che vedono solo loro. Ne parleremo domani

collino@cronacaqui.it

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