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IL CASO

Ristoranti in ginocchio. Saltano le prenotazioni. «Una crisi senza fine»

Addio anche al veglione dell’ultimo dell’anno

«Questo sarà certamente il peggior Natale della nostra vita». I titolari di bar, trattorie, pizzerie e in generale gli operatori della ristorazione, non hanno dubbi. Del resto sono loro la categoria che, ancora prima della stretta natalizia anti-covid, è stata la più martoriata in questo 2020 da dimenticare. E l’ultimo tira e molla del governo sul lockdown di fine anno rappresenta un vero e proprio supplizio per chi, ad esempio, aveva già fatto le ordinazioni per il pranzo. «Avevo comprato un vitello intero dal macellaio, 550 chili di carne sprecata per colpa di questa indecisione» protesta Luca Tomagra, titolare del ristorante Da Michele in piazza Vittorio, che in questi giorni ha sentito il telefono squillare di continuo: «tra i pranzi di Natale, Santo Stefano e Capodanno hanno chiamato per disdire un centinaio di clienti. Così non possiamo più andare avanti – sottolinea il ristoratore -, ma se chiudiamo, vogliamo aiuti ben più sostanziosi di quelli ricevuti fino ad ora perché abbiamo sei mesi da recuperare».

In via San Paolo, fuori dalla storica Trattoria Mombercelli è affisso il menù del pranzo di Natale. Flan di zucca, vitello tonnato, plin al sugo e cappone, come vuole la tradizione per un locale aperto dagli anni ’40. Ma adesso il piatto piange e quel menù verrà rimesso nel cassetto.

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