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Il viaggio nel mondo oscuro delle bande torinesi

Risse, coltelli e pistole in mano alle baby gang: Barriera è una banlieue

Nei video sui social c’è anche un ragazzino che spara. In sottofondo le rime dei rap contro “sbirri e infami”

Pugnali modello Rambo tatuati sull’avambraccio come le pistole. Lame vere, manganelli telescopici e tirapugni mostrati con orgoglio alle telecamere dei cellulari. Sirene e luci blu, risse filmate nei giardinetti. Cappucci delle felpe sugli occhi, passamontagna calati, il “ferro” che fa fuoco in strada. Si spera a salve.

C’è tutto questo, e anche di più, nelle “storie” su Instagram dei ragazzi di Barriera. E quella che si svela se si ha voglia di spulciare un po’ tra i profili di giovanissimi che in comune hanno il linguaggio della musica trap e l’utilizzo di un paio di parole in codice, è una Torino in cui ardono braci che dall’altra parte delle Alpi sono diventate fiamme, mescolando il fuoco delle molotov con i lacrimogeni, nel buio delle banlieue a Parigi.

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