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Buonanotte

Il risotto della mamma

Pausa Covid. Pausa polemiche. L’hai già ‘l fià curt, l’hai da manca d’aria. Intanto è arrivato l’autunno, che domani metterà nell’armadio la maglietta dell’ora legale e tirerà fuori il paltò del buio. Cielo grigio e pioggerellina fine, ai suma anche stavolta. Da quando cammino nel prato delle ombre lunghe accolgo sempre i segni del fluire delle stagioni (le prime gemme, le prime foglie morte) con un misto di gratitudine per averli visti ancora una volta e di malinconia per la consapevolezza di averne sempre meno da godere. Calpestando le foglie morte alla luce dei lampioni, ecco un ricordo: io che a 17 anni le calpesto piangendo in corso Inghilterra, tornando a casa a piedi da un bar del centro dove la mia morosina a l’avia dàme ‘l bleu. Scriveva bene, Marina. Lunghe lettere stile Mogol (“che ne sai tu dello scricchiolìo della neve sotto le scarpe, del tepore del latte appena munto fra le mani…”) che io imparavo a memoria, e alle quali tentavo di rispondere con pari afflato. Non mi ricordo perché mi avesse schienato. Mi aveva detto le solite misteriose frasi di quelle circostanze (che erano solite l’avrei capito solo dopo), tipo “ti amo troppo per rovinare questa fiaba con un rapporto terreno” e roba simile. Decisi che mi sarei lasciato morire di fame e digiunai tre giorni. Mia madre, che sapeva, non disse niente. Mi obbligò solo a digiunare a tavola. Il quarto giorno mi fece il trovare il risotto coi piselli e i rotolini di carne, per cui andavo pazzo. Crollai. Sentendomi una merda, ne mangiai tre piatti. Poi seppi che Marina mi aveva mollato per un universitario dotato di macchina, con cui faceva anche sesso. Non c’era gara. Viva il risotto.

collino@cronacaqui.it

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