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Cronaca
IL CASO

«Rischia di morire in cella come Totò»: il fratello di Riina ora esce dal carcere

Il tribunale di Sorveglianza manda Tano ai domiciliari: «Può peggiorare improvvisamente»

Sarà forse vero, come ha scritto la divisione Anticrimine della questura di Torino il 7 aprile, che sia ancora “saldamente inserito nell’organizzazione criminale di appartenenza”? E sarà vero, come ha messo nero su bianco la questura di Trapani il 19 marzo, che “figura ben inserito nell’organizzazione mafiosa detta Cosa nostra”? Secondo gli avvocati assolutamente no. In ogni caso, le sue già precarie condizioni di salute – come hanno sottolineato i legali, Vincenzo Coluccio e Maria Brucale – sono peggiorate, nel carcere di Torino si è fatto anche il Covid. E il rischio che muoia come il fratello, da carcerato, seppur non imminente è molto elevatoDunque, Gaetano Riina, detto Tano, fratello del più noto Totò, va scarcerato, il debito che gli resta da pagare con la giustizia lo sconterà ai domiciliari. E secondo quanto stabilito dal tribunale di Sorveglianza con un’ordinanza firmata dal presidente Marco Viglino, Riina potrà tornare a Mazara del Vallo, dalla moglie che si è detta disponibile a ospitarlo. Con la possibilità di uscire ogni giorno dalle 10 alle 12 “per provvedere alle proprie esigenze di vita”. E senza restrizioni temporali, ma seguendo tutte le prescrizioni del caso (dal tenere sempre attivati i citofoni all’evitare di prendere sonniferi) qualora debba spostarsi per motivi di salute. Una salute assai provata, quella del fratello di Totò. Come ha scritto la Asl Città di Torino il primo aprile, quando Tano è stato dimesso dopo la guarigione dal coronavirus. “Si osserva – ha messo nero su bianco Antonio Pellegrino, che è anche il coordinatore della Rete regionale Sanità penitenziaria – che trattasi di Grande Anziano, 87 anni, affetto da pluripatologie che non versa in immediato pericolo di vita”. “Tuttavia – ed è questo il passaggio della svolta decisa con l’ordinanza firmata ieri dalla Sorveglianza – è a rischio di improvviso e non prevedibile peggioramento delle patologie in essere anche alla luce della fragilità corredata all’età”.

Riina, nelle prossime ore, lascerà il carcere torinese dove ha già scontato una condanna a otto anni inflitta dalla Corte d’Appello di Palermo nel 2014 e ne stava scontando un’altra a sei anni inflitta a Napoli nel 2015. Storie di mafia. Di quella Cosa Nostra che aveva stretto un patto anche con la Camorra dei Casalesi sciolto dal blitz che portò in carcere Tano con il figlio di Sandokan, Nicola Schiavone. «Siamo molto contenti – commentano gli avvocati Coluccio e Brucale -, il signor Riina ha rischiato di morire in carcere e adesso finalmente potrà trascorrere gli ultimi anni della sua vita a casa, con la moglie e l’unica figlia che da mesi si stava battendo con noi per la scarcerazione».

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