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Il Borghese

Rimanga in attesa

L’attesa comincia già al telefono, quando la voce registrata avvisa quante persone ci sono davanti a noi prima di essere in linea con il centro prenotazioni. Dieci, quindici minuti e tutto sommato possiamo dire che va ancora bene, perché la mole di arretrati lasciata dal blocco di visite ed esami a causa della pandemia è semplicemente monumentale. E se per una visita urgente, si ottiene l’appuntamento nel giro di due o tre giorni, per tutte le prestazioni considerate “programmabili” si da una settimana fino a oltre due mesi. E non pensiate che “programmabile” sia sinonimo di “non urgente”. In questa definizione ricadono anche tutti i pazienti fragili, quelli che devono sottoporsi a visite periodiche, molte delle quali rinviate proprio a causa del lockdown: quindi il loro tempo di attesa, anche se considerato accettabile, andrebbe aumentato di tutto il periodo di blocco passato. Al centro prenotazioni ci dicono che fanno i salti mortali per far combaciare queste esigenze, facendo i conti anche con il timore di chi ancora non si fida ad andare in ospedale per paura del contagio. Ci sono poi i casi limite, come quello del signore che per una visita fisiatrica si è sentito rispondere che il primo posto libero è a febbraio 2022! E parliamo di un paziente che, per altre patologie, va segnato sicuramente come fragile. Eppure, per la burocrazia, il suo caso non è urgente. C’è poi quell’altro paziente al quale, per una visita di controllo, è stato detto di chiamare direttamente l’ambulatorio e può anche darsi che potrà ottenere l’appuntamento in pochi giorni, ma il problema è che nell’ambulatorio non rispondono al telefono, neppure per dire «rimanga in attesa».

andrea.monticone@cronacaqui.it

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