Ron Howard, Tom Hanks e Dan Brown
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ORIGIN

Riecco il professor Langdon a caccia del segreto della vita

Il nuovo thriller di Dan Brown, uscito l’altro giorno in contemporanea nel mondo, diventa l’ennesimo successo planetario

Robert Langdon è tornato. Il professore esperto di simbologia, perennemente impegnato a svelare complotti millenari e inseguito e ostacolato da misteriose organizzazioni secolari, è naturalmente al centro del nuovo romanzo di Dan Brown, “Origin” (Mondadori, 25 euro), thriller uscito l’altro giorno in contemporanea nel mondo (ogni nuovo libro di Brown è oggetto di procedure a dir poco blindate: i traduttori lavorano chiusi in bunker, si dice, e nulla esce da quelle stanze finché i file vanno in tipografia) e che si prepara a scalare le classifiche, prenotandosi per una versione cinematografica magari sempre con Tom Hanks e con Ron Howard alla regia.

Nel primo capitolo troviamo un impacciato Langdon in frac al museo Guggnheim di Bilbao: «Langdon aveva sempre apprezzato la sfida dell’arte moderna… in particolare gli piaceva cercare di capire il motivo per cui determinate opere erano considerate dei capolavori: i quadri di Jackson Pollock realizzati con la tecnica del dripping, i barattoli di zuppa Campbell di Andy Warhol, i semplici rettangoli di colore di Mark Rothko. Detto questo, Langdon si sentiva molto più a proprio agio a discutere del simbolismo religioso di Hieronymus Bosch o delle pennellate di Francisco Goya». Ma il vero motivo per cui si trova lì è la rivelazione che deve fare Edmond Kirsch, un inventore e genio informatico miliardario, già allievo dello stesso Langdon, una rivelazione che svelerà il segreto dell’origine della vita e che, ovviamente, provocherà non pochi problemi alle principali religioni monoteiste, tanto per usare un eufemismo. E difatti Kirsch viene assassinato, in diretta mondiale, con un colpo di pistola alla testa.

Per Langdon, aiutato dall’assistente informatico di Kirsch, una sorta di voce computerizzata di una intelligenza artificiale, e della sexy Ambra Vidal, direttrice del Guggenheim (fidanzata con il re di Spagna, ma pare che questo dettaglio potrà anche passare in secondo piano), dovrà sfuggire alla caccia scatenata dalla consueta cospirazione mondiale. Su un sentiero contrassegnato dai simboli dall’arte moderna e da altri segni enigmatici, scoprono gli indizi che li portano a faccia a faccia con la sconvolgente scoperta di Kirsch, e con una verità che nessuno avrebbe mai potuto immaginare. Medesimo canovaccio, quindi, con azione e fascino. Una ricetta che significa successo planetario garantito.

Per la critica americana questo è il libro forse «più aggressivo» dell’autore de “Il codice Da Vinci”, per lo scrittore «è il più schietto», con grande attenzione ai fatti contemporanei e alle moderne dinamiche. Dan Brown ha raccontato di aver passato quattro anni di ricerche per preparare la scrittura. Lavoro metodico al computer (che interrompe a mezzogiorno «ma i personaggi continuano a parlarmi per tutto il giorno») fin dalle quattro del mattino, brevi pause per rigenerarsi con smoothie con «mirtilli, spinaci, banana, acqua di cocco, semi di chia, di canapa e di lino» e un caffè rinforzato con burro e olio di cocco. Chissà che non ne abbia bisogno anche lo stesso Langdon per affrontare le sfide che il suo autore si diverte a propinargli.

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