Ridatemi i filobus

nostri autobus sono vecchi, poche storie. L’età media è di 13 anni, che se sarebbe già preoccupante se parlassimo di automobili, immaginatevi per mezzi che devono macinare milioni di chilometri con centinaia di persone a bordo. E in questa media, poi, c’è di tutto: anche un vecchio bus con l’anno di immatricolazione “96” chiaramente visibile sulla targa. E un veicolo vecchio ha bisogno di una manutenzione costante, costosa. In Comune non hanno difficoltà ad ammettere che si è speso (tanto l’hanno fatto “quelli di prima”, loro non c’erano e se c’erano dormivano) e si spende poco. Peccato che non svelino a quanto ammonti questa cifra. Trasparenza pura. Quasi come quella di molti finestrini dei nostri mezzi pubblici, che per la maggior parte oltre che vecchi sono anche sporchi. Per fortuna con i nuovi veicoli che arriveranno si è avuta l’accortezza di inserire nell’appalto la manutenzione (quella ordinaria, immagino) a carico del fornitore. E stiamo parlando solo degli autobus: guardate anche i tram, molti dei quali suscitano anche tenerezza per la loro vetustà (confesso, a me piacciono quelle vetture con i seggiolini di legno). Hanno di buono che, non essendo diesel ma elettrici, non ha importanza che siano euro 6 o euro 1. Certo, rilasciano anche loro micropolveri terrificanti (dai freni, per essere precisi) e non possono neppure andare dappertutto visto che hanno bisogno di rotaie (su questo verrebbe da chiedersi perché molte linee tranviarie siano state abbandonate ma lasciando i binari dove stavano). A questo punto, mi piacerebbe riavere i filobus, come una volta. Silenziosi e puliti, adatti anche ai centri storici. E con un fascino vintage. Che stavolta non è un eufemismo per “vecchio”.

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