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Cronaca
Il Nursind: «Gli ospedali collassano»

Ricoverati sulle scale e barelle nei corridoi: «I reparti sono pieni»

Al Maria Vittoria chi non ha il Covid in attesa tra i reparti. Nei pronto soccorso insorge il sindacato degli infermieri: «Pazienti trasferiti in rianimazione da Pinerolo a Acqui»

Per rilanciare l’allarme bastano due fotografie. Nella prima, un paziente Covid, già con qualche difficoltà respiratoria per l’infezione è sdraiato prono su una barella. Divide il corridoio con altri cinque sventurati all’ospedale di Rivoli e che il reparto sia uno di quelli destinati ai contagiati, immortalato in un convulso lunedì pomeriggio di ordinario caos, lo si capisce dal medico che sullo sfondo si allontana nel suo scafandro di protezione. La seconda istantanea, invece, risale a poco meno di ventiquattro ore fa ed è facile riconoscere fin dalla ringhiera e il corrimano delle scale l’ospedale Maria Vittoria di Torino. Sulle prime verrebbe da pensare a un trasferimento di pazienti un po’ più lento dell’ordinario. E invece no, quelle lettighe sono ricoverate tra le scale nell’angusto corridoio che porta dal pronto soccorso ai diversi reparti. Almeno cinque persone in attesa di una diagnosi, forse di un vero posto letto ma di certo senza l’incubo del Coronavirus. Perché è proprio il fatto di non essere positivi ad aver costretto il personale a isolarli, parcheggiandoli tra una rampa e l’altra.

«PEGGIO DI UN ANNO FA»
Due facce di una medaglia che insieme riportano la memoria a un anno fa, ma se considerate singolarmente fanno da cassa di risonanza all’ennesima denuncia del sindacato degli infermieri Nursind, che ha ricevuto anche nuove segnalazioni di pazienti trasferiti in condizioni critiche tra una provincia e l’altra del Piemonte. «I pronto soccorso non sanno più dove mettere i pazienti, specie dove si mantengono separate le attività – sottolinea il segretario di Torino, Giuseppe Summa -. Al Maria Vittoria le barelle stazionano nei corridoi e sappiamo che sono pazienti che non hanno il Covid perché la segnalazione arriva direttamente dagli infermieri. Questo dimostra che le cose rischiano soltanto di andare peggio: le persone cominciano a non aver più paura di andare in pronto soccorso e questo è il caos che si viene a creare nel non aprire nuovi reparti».

Fino alle scorse ore dal Dirmei, infatti, non è arrivata alcuna indicazione in tal senso. Nonostante la «preallerta» dell’ospedale da campo al Valentino la stabilizzazione dei dati sui ricoveri non avrebbe costretto a convertire altri reparti negli ospedali da destinare ai contagiati. Almeno a Torino. Va peggio in provincia. Già la scorsa settimana, ad esempio, l’intero blocco operatorio dell’ospedale di Chieri era stato trasformato in un reparto di rianimazione. E bastano, anche in questo caso, alcune istantanee dei pazienti ricoverati in sala d’attesa al pronto soccorso meno di otto giorni fa per rendersi conto dell’emergenza. «E poi ci risultano pazienti trasferiti anche in condizioni gravi da una provincia all’altra, almeno uno in rianimazione trasportato da Pinerolo nell’Alessandrino, forse all’ospedale di Acqui» conclude Summa.

«SIAMO INASCOLTATI»
Già la scorsa settimana il Nursind accendeva un faro, proprio da queste colonne, sull’affanno dei nostri ospedali e la cronica carenza di personale destinato alle emergenze. «Curare e assistere in queste condizioni è impossibile – aggiunge il segretario del Piemonte, Francesco Coppolella -. Si dibatte dei vaccini ma resta e si aggrava la mancanza di posti letto, così come il sovraccarico di persone ricoverate nei pronto soccorso, nelle terapie intensive e nei reparti di degenza. Evidentemente, non sono bastate la prima e la seconda ondata per organizzarci diversamente e il timore e che non basterà neanche la terza a vedere la realtà dei fatti. Tutti speravamo che dopo la prima ondata della pandemia avremmo costruito un sistema sanitario migliore ma così non è stato».

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