Carmen De Giorgi - omicidio
Cronaca
IL CASO. La notte scorsa in un bar a Luserna San Giovanni

Respinto da una donna l’ammazza a coltellate: «Allah mi protegge» [VIDEO]

Il killer marocchino ferisce anche le due amiche della vittima e poi tenta la fuga, ma i carabinieri lo fermano

Non è stato un delitto d’impeto, almeno così la pensano i carabinieri della compagnia di Pinerolo che indagano sull’omicidio di Carmen De Giorgi, 44 anni, accoltellata a morte mentre si trovava, all’una del mattino di ieri, in un bar di LusernaSan Giovanni insieme a due amiche. Il killer, Mehdi Hounaifi, marocchino di 34 anni, regolare in Italia, si è presentato nel locale armato, e in un orario per lui insolito.

Da quanto hanno poi riferito i testimoni agli investigatori, l’uomo avrebbe invitato la vittima a seguirlo, «come se tra i due vi fosse un rapporto consolidato». Al diniego della donna, l’uomo ha preso il telefonino per scattarle una foto e, subito dopo, ha estratto un coltello con una lama della lunghezza di 30 centimetri e ha colpito ripetutamente la sua preda, perpetrando così, il femminicidio che aveva pianificato. Poi ha rivolto la lama verso le altre due donne, Simona Davit della stessa età della vittima e Loriana Aiello, 29 anni, ferendole alla schiena. L’intervento di Alessandro Chiara, titolare del locale, che ha colpito il killer con una bottigliata in testa e lo ha allontanato, ha impedito che l’assassino uccidesse ancora.

Sulla vicenda il comandante della compagnia di Pinerolo, il capitano Alberto Azara usa parole prudenti: «Allo stato dei fatti non ci risulta un rapporto pregresso, sentimentale o di amicizia, tra la vittima e il suo carnefice e, tanto meno, riteniamo che al di là di ciò che Mehdi Hounaifi possa aver gridato prima di colpire, vi siano motivazioni di carattere politico-religioso». L’uomo, prima di fuggire, avrebbe invocato il suo Dio: «Sono marocchino e Allah mi protegge». Un femminicidio, dunque, motivato dal fatto che Carmen si era rifiutata con decisione di lasciare il locale per seguire Mehdi. Un’esecuzione premeditata, l’uomo era armato e nei pantaloni nascondeva il lungo coltello. Poche ore prima, infatti, i due erano stati visti poco lontano, davanti ad un kebab, mentre discutevano animatamente. Poi si erano divisi. È verosimile ritenere, dunque, che le avances avessero avuto inizio in quel momento, anche se gli inquirenti stanno verificando se tra i due vi fosse un rapporto che, «peraltro» nessuno conosceva. Se non l’ex compagno della vittima, che sarà sentito nei prossimi giorni dai carabinieri e che avrebbe messo in guardia la donna «su certe frequentazioni». La vittima, dipendente della ditta di acque minerali Sparea che ha lo stabilimento principale a Luserna San Giovanni, è madre di una ragazza di 18 anni e, dopo la separazione, vive con il fratello Simone che ieri, appresa la notizia, ha reagito con profonda disperazione: «Pagherai – ha dichiarato rivolgendosi al killer – per quello che hai fatto e prega il buon Dio di non incontrarmi mai». Dopo il delitto, Mehdi Hounaifi, che sottoposto all’alcol test non è risultato ubriaco, ha accennato ad una poco convinta fuga, ma è stato bloccato a 500 metri dal locale: «Si era disfatto del coltello – hanno aggiunto i carabinieri – che abbiamo trovato non distante, nascosto dietro un distributore di sigarette». L’assassino è stato portato in caserma a Pinerolo, ma non ha risposto a nessuna domanda, «sembrava inebetito», gli è stato assegnato un legale d’ufficio e poi, poco prima dell’alba di ieri, è stato trasferito in carcere alle Vallette.

IL RACCONTO DELLA TITOLARE DEL BAR

PARLA IL CAPITANO DEI CARABINIERI ALBERTO AZARA

 

 

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