renato liprandi
Spettacolo
L’attore torinese racconta i segreti del suo personaggio

Renato Liprandi: «Così diventai direttore di Camera Cafè»

«Doveva essere uno sketch e invece è durato quasi vent’anni, ci sono ancora le repliche»
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La passione per la scrittura è nata molto tempo fa. «Erano gli anni Settanta – spiega Liprandi – , lavoravo come disegnatore progettista alla Lancia e nelle pause avevo l’abitudine di scrivere brevi racconti di una sola pagina». Così sono nati “I racconti dell’agenda”. L’amore per la montagna, poi, gli ha ispirato “Una scalata fantastica”, mentre Kafka e Poe sono stati la fonte per “Il cunicolo e la scala: quattro racconti dell’incubo”. Ha scritto anche un romanzo d’amore “Irene” (tutti libri in vendita su Amazon), «ma è stato dopo il successo di Camera Café che trovai opportuno suggellare la mia notorietà con una specie di autobiografia». Ed ecco allora che Renato Liprandi ha scritto “Come diventai direttore”. Sì, perché lo scrittore in questione è proprio il burbero direttore Augusto De Marinis della fortuna sitcom andata in onda su Italia Uno dal 2003 e anche sulla Rai, è l’attore torinese che per tanti anni ha prestato il volto al personaggio di “lei è un cretino”.

E allora come si diventa direttore?
«È stato un caso. Mi avevano chiamato per un provino, mi avevano detto che dovevo fare uno sketch con Luca e Paolo (Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, ndr.), subito non sono andato, mi sono presentato qualche giorno dopo e mi hanno preso. Doveva essere solo uno sketch e invece è durato quasi vent’anni e vanno ancora in onda le repliche»

A chi si è ispirato per interpretare il direttore?
«A un direttore un po’ burbero che c’era in Lancia, dove lavoravo allora. Nel personaggio ho messo un po’ della mia esperienza lavorativa».

Che peso ha avuto De Marinis nella sua carriera e nella sua vita?
«È il personaggio che mi ha dato la notorietà. Per strada le persone mi fermavano e mi dicevano: senta, per favore, mi dia del cretino».

Lei ha fatto teatro, cinema, televisione, che cosa c’è adesso nel suo futuro? Ha in programma un ritorno sul palco?
«È un momento molto brutto per tutti. Prima dello scoppio della pandemia avevo pronti due testi teatrali, uno si intitolava “Cara, cosa ci mangiamo domani sera”, l’altro era “La cena dei single”. Poi con l’emergenza sanitaria tutto si è bloccato. Forse li metterò on line. Ora ho avuto la proposta per un film, ma si vedrà, dovrebbe essere fra un anno».

Ha in mente di scrivere nuovi libri?
«Al momento no, ne avevo iniziato uno ma poi ho lasciato stare».

Come ha vissuto la pandemia?
«In prima persona, ho avuto il Covid nel marzo dello scorso anno. Per fortuna si è risolto bene».

Li sente ancora i suoi colleghi di “Camera Café”?
«Sento sempre Margherita Fumero, Massimo Costa, il fattorino, e anche Roberto Accornero, il responsabile delle risorse umane. Gli altri no».

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