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Musica
STADIO OLIMPICO

Rammstein, uno show a prova di decibel

La spettacolare band di Berlino e il loro industrial metal è pronta a infiammare la città nell’unica tappa italiana sold out da due anni

Silenzio, ci sono i Rammstein. Anzi no, Torino faccia pure tutto il baccano che crede martedì sera, tanto ci penseranno loro a farsi sentire sopra qualsiasi decibel anche a dieci chilometri di distanza dallo Stadio Olimpico. Così come sta accadendo durante le tappe del tour che, finalmente, li porterà sotto la Mole per l’unica data italiana, attesa da due anni e, manco a dirlo, completamente sold out. La band di Berlino capitanata dall’eccentrico “blade runner”, l’ex nuotatore Till Lindemann, è pronta così a uno spettacolo pirotecnico, dal sapore di circo noir, hard, rock, forte dalle note ai testi in cui il sesso, la violenza non sono tabù ma parte di uno show che vuole sempre denunciare. Uno show unico nel suo genere che, attenzione, non provate a paragonare alle fiammate delle chitarre rock americane o quant’altro da cui da sempre la band prende le distanze. Loro sono tedeschi, lo sono nella lingua e nei valori che si portano appresso lontani da fini politici ma, piuttosto, legati al folclore, alla tradizione da fiaba crudele dei fratelli Grimm in cui si riconoscono riecheggiandoli in musica. Loro, l’industrial metal in persona, non soltanto a parole. Per questo hanno scelto Torino, una volta vero simbolo italiano dell’universo industriale, oggi, spin off di un settore che non esiste più se non negli strascichi dei tempi d’oro della Fiat. Questa città agli occhi dei Rammstein e del loro giro per il mondo attraverso un carrozzone di fuoco, resta l’unica in cui proporre i successi del loro “Zenit”, l’ultimo album, e ripercorrere la carriera iniziata negli anni Novanta quando si misero insieme per scandalizzare il mondo. A fondare i Rammstein fu il chitarrista Richard Kruspe con il bassista Oliver Riedel e il batterista Christoph Schneider, cui si aggiunse Lindemann. Decisero di chiamarsi Rammstein riferendosi alla Ramstein Air Base, teatro di un grave incidente aereo, a di aggiungere una emme strizzando così l’occhio al verbo tedesco rammen che significa urtare con violenza.

Un nome onomatopeico il loro, così come onomatopeica è la loro musica – «l’idea per un progetto concernente la musica tedesca. Volevo fondere macchine e chitarre insieme, chitarre pesanti. Quella fu l’idea di base», ha detto più volte Kruspe – e lo sono i testi pronunciati attraverso la stessa tecnica dell’opera che rende il modo di cantare di Lindemann degno di Wagner. Torino è pronto a uno spettacolo davvero unico, per il quale in queste ore i lavori allo stadio sono già iniziati, su un palcoscenico astronave alla capitan Harlock dove esplodono incendi e si infiammano chitarre, compaiono falli e mondi grigi come nel peggiore degli incubi di “Strangers Things”. Un viaggio nel futuro passando dal passato, dalla leggenda, dalla crudezza dei fatti di cronaca che i Rammstein sanno raccontare in maniera diretta, e che martedì urleranno sotto il cielo di Torino il quale, suo malgrado, non potrà fare altro che ascoltarli. Insomma, se con Vasco i bugia nen pensavano di avere visto tutto, il meglio deve ancora arrivare.

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