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Cronaca
VALLETTE

Raid con il fuoco contro i rom. Per i giudici fu «odio razziale»

Pene ridotte per il rogo alla Continassa, ma l’aggravante è confermata

«L’atavico e mai sopito odio etnico nei confronti degli “zingari”, portato alle estreme conseguenze, ha fatto sì che normali cittadini ponessero in essere atti di disumana violenza verso il nucleo di rom accampati all’interno dell’area della Continassa, giungendo a bruciarne le baracche, ad inneggiare alla loro morte, a ritardare i soccorsi bloccando gli automezzi dei vigili del fuoco accorsi per spegnere il devastante incendio appiccato con torce ed accendini. Un episodio indegno che neppure le fotografie in atti riescono a rendere in tutta la sua brutalità». Così scriveva il giudice Paola Trovati a proposito del rogo scoppiato il 10 dicembre 2011 nel campo nomadi delle Vallette e costato, in primo grado, la condanna a sei persone accusate di aver preso parte a quell’assalto. Un assalto che fu conseguenza della falsa denuncia presentata da una sedicenne residente nel quartiere, che confidò al fratello di essere stata violentata da due uomini che vivevano nell’accampamento. E «la reazione del quartiere fu di immediata, rabbiosa indignazione». Nelle motivazioni della sentenza, pronunciata in tribunale il 14 luglio 2015, il giudice ripercorreva la vicenda evidenziando le responsabilità degli imputati. Imputati condannati a pene comprese tra 6 anni e sei mesi di reclusione e 3 anni di carcere. Condannati per l’incendio, ma anche e soprattutto con l’aggravante dell’odio razziale.

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