AUTORI TORINESI

Il ragazzo che amava il rock e la poesia per tutti quelli volati via alle 10 e 25

Una giovinezza distrutta dalla bomba di Bologna

«Lina perdonami se sono volato via». Così, in un attimo di fuoco e dolore alle dieci e venticinque di un maledetto 2 agosto alla stazione di Bologna. Chi chiede perdono, chi racconta è Fausto, un ragazzo di ventidue anni, «sono quarant’anni che ho ventidue anni» di cui abbiamo seguito tutta la storia: la giovinezza, le serate con gli amici nei locali dove si balla il liscio (ma a lui piace il rock, solo che le ragazze vanno ad ascoltare il liscio e allora per rimorchiare…), la sfida di calcio con il bar rivale, la naja, le vacanze al mare, le poesie d’amore.

Fino al «giorno in cui il cielo cadde su Bologna», per dirlo con i Modena City Ramblers. “Dieci e venticinque” (Neos, 14 euro) è la storia di una giovinezza distrutta, è il racconto della giovinezza di tante vite bruciate nell’attentato. Alberto Giovannini Luca, torinese classe 1958, il giorno prima dell’attentato era proprio alla stazione di Bologna. Fausto era il nome di una delle vittime, la sua passione per il rock è quella del ragazzo accanto al cui corpo hanno trovato una cassetta dei Led Zeppelin; l’amore per la poesia è quello della ragazza che aveva con sé delle poesie scritte di suo pugno (quelle che intervallano i capitoli sono invece di Giovannini Luca), la sua data di nascita è un omaggio a quel 1958 che accomunava parecchie delle vittime. Un romanzo di delicatezza e rabbia.

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