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Cronaca
LA STORIA

«Ragazzine adescate alla scuola di danza per le orge nel bosco con il “Pontefice”»

Chiusa l’inchiesta su un gruppo che praticava sesso libero e magia: 28 indagati e 9 vittime

Una casa nel bosco e un gruppo di donne (e qualche uomo) che per anni hanno vissuto praticando il sesso di gruppo e il nudismo, tra l’influenza della magia celtica e la cultura delle figlie dei fiori. Insegnanti di danza, psicologhe, erboristi, autori di libri e “guardiani di spade”.

Un gruppo dove, a un certo punto, sarebbero state trattenute, dopo essere state adescate, anche nove bambine e ragazzine, diventate, per anni, vittime di riti e violenze sessuali protratte nel tempo.

Sono saliti a 28 gli indagati – e sono diventate nove, da due in origine, le parti lese – della maxi inchiesta svolta dalla questura di Novara e coordinata dalla procura locale e dalla Dda di Torino, sulla “setta” di Novara.

Ieri l’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato al principale indagato, un para farmacista di 78 anni chiamato “Il Dottore” o “Il Pontefice”, e ad altre 27 persone, di cui 21 donne che hanno tra i 24 e i 62 anni. Le accuse sono associazione a delinquere finalizzata a violenza sessuale e riduzione in schiavitù. L’inchiesta era partita dalla denuncia di una donna che per anni avrebbe fatto parte della “setta delle bestie”, definizione usata dagli inquirenti e respinta dalle difese, che dicono: «Non c’era nessuna setta, solo donne e uomini che hanno scelto di fare sesso libero di gruppo dandosi nomi di animaletti».

La tesi dell’accusa è molto diversa: al 78enne, che avrebbe ospitato le sue “ancelle” o “mami adescatrici” in una casa nel bosco a Cerano (Novara), vengono contestate violenze e torture che sarebbero state commesse nei confronti di bambine e ragazze. Le donne del “Pontefice”, o “Re Bis”, considerato «tramite tra mondo terreno e spirituale» erano chiamate “mami”: avrebbero adescato le bambine in una scuola di danza del ventre nel Milanese, o in studi di psicologhe. Dopo un periodo di “vita in comunità”, le vittime sarebbero state iniziate al sesso di gruppo tra donne: sarebbero state costrette ad assistere e a subire violenze sessuali. La fase successiva, secondo i racconti di chi ha denunciato, sarebbe stata l’offerta delle “prede” al “Dio”, il “Dottore”, che avrebbe abusato delle minorenni, «legandole, bendandole e appendendole al muro».

Tra le vittime, anche bambine con meno di dieci anni. I reati contestati risalgono al periodo tra il 1990 e il 2010. Alcune minorenni erano parenti di donne che facevano parte della “associazione”. Altre erano allieve di scuole di danza, o frequentatrici di una “Bottega celtica” nel Milanese.

L’adescamento e la sottomissione, avveniva, secondo la procura, facendo una sorta di lavaggio del cervello alle bambine, a cui veniva detto che i «riti magici» erano «finalizzati ad annullare l’io pensante per accendere il fuoco interiore e ad entrare in un mondo magico, fantastico e segretissimo». I presunti stupri e le torture sarebbero servite perché «il dolore è un mezzo di elevazione spirituale». Le ragazzine venivano, contesta l’accusa, «allontanate dalle famiglie, spaventate con minacce di malattie e disgrazie in caso di fuga».

Bacchette magiche, tatuaggi e piercing a freddo, alcuni dei mezzi di tortura.

I luoghi dei “riti”, oltre alla “Casina di Cerano”, erano un hotel nel Novarese e alcuni alloggi di Milano, Vigevano e Rapallo, compresa «una località sforzesca».

«Eravamo obbligate a mantenere il segreto sul mondo magico se no saremmo potuti morire», è un passaggio di una delle denunce raccolte dalla polizia di Novara. Una ex allieva di una scuola di danza di Milano spiegò agli inquirenti: «Avevo 17 anni e una sera del 1993 mi portarono in un appartamento in via Imbonati a Milano. Mi legarono mani e piedi a una sedia e il dottore provò a violentarmi. Mi torturava ogni lunedì. Mi diceva, ‘voglio sottomettere il tuo io e farti vedere i colori’. Sono diventata anoressica e alcolista. Mi fecero studiare farmacia per lavorare in erboristeria. Tutti i week end andavamo a Cerano nella casa del bosco».

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