furti barriera scuole
Cronaca
IL CASO

Raffica di furti a Barriera di Milano: in una notte sei colpi nelle scuole

Ladri scatenati: rubati pc e merendine. Le presidi: «Siamo stanche e ci sentiamo poco tutelate»

Perotti, Gabelli, Sabin. Viotti, Pestalozzi, Bobbio. Sei colpi in una manciata di ore, soltanto nelle scuole. Altre spaccate tentate o consumate in due bar, una cartoleria, un negozio indiano da cui i ladri sono scappati portandosi via la cassa con pochi spiccioli. L’ultima notte di Barriera Milano scivola via lasciandosi dietro una lunga scia di crimini destinati a finire nello sbiadito elenco dei mattinali delle forze dell’ordine. Con bottini modesti, in qualche caso miseri, ma danni ingenti per chi dovrà riparare serrande, porte tagliafuoco, distributori di caffè e di merendine.

È l’altra faccia di quella che chiamano “microcriminalità”. Che sarà piccola perché a chi delinque frutta pochi spiccioli, ma assume tutt’altro peso se ci si pone dal punto di vista delle vittime.

Per capirlo, basta telefonare alle presidi per cercare di ricostruire il “gioco dell’oca” della banda che tra sabato e domenica notte è corsa da una scuola all’altra forzando cancelletti, spaccando vetri, per poi mettere a soqquadro gli uffici alla ricerca di qualcosa per cui valesse la pena rischiare.

«Esasperata». «Stanca». «Esausta». Lo stato d’animo di chi dovrebbe occuparsi di istruzione e invece deve passare ore a compilare un’altra denuncia che finirà nel mucchio con quelle passate è questo. E fa male pensare che a essere prese di mira siano state ancora una volta le scuole e dunque i più piccoli. «Ci sono problemi di difesa dei nostri istituti», sostiene Aurelia Provenza, dirigente dell’Istituto comprensivo Ilaria Alpi. «Nelle nostre scuole – ricorda – nel 2020, hanno fatto danni per 20, 25 mila euro. E domenica notte, alla Perotti di via Mercadante, hanno rubato cinque pc portatili». Computer non più nuovissimi, che si trovavano in un’aula in attesa di essere riformattati. Ma comunque utili alle classi, che ora non li potranno utilizzare. «Sono stanca – ammette Rosaria Di Cara – dirigente dell’Ic Vercelli -, dal primo settembre ho presentato 8 denunce, senza contare le ultime». Che sono quelle per le irruzioni alla Sabin («Sabato notte sono entrati due volte, poco prima di mezzanotte e alle due») e di domenica alla Viotti. «Nella prima hanno divelto la macchinetta del caffè, che era vuota, e quella delle merendine. Hanno portato via solo le brioche, ma adesso basta: abbiamo deciso di non tenerle più». Alla Viotti, «hanno tentato di scardinare la porta del mio ufficio, senza riuscirci. Poi sono entrati in quello della vicepreside, hanno rivoltato tutto, poi sono scappati con un computer e le casse musicali». Per entrare «hanno divelto il cancelletto e un pezzo di muratura». Che forse, a livello economico, è il danno più importante. Neppure l’Istituto comprensivo Gabelli l’ha scampata. «Nella sede centrale – spiega la dirigente – Damiana Periotto – hanno aperto la macchinetta del caffè e preso gli spicci, poi hanno spaccato un vetro per andare in segreteria, aperto gli armadi». Alla Pestalozzi, invece, oltre alla “solita” macchinetta del caffè forzata, «hanno rovinato la porta antincendio». E allora «la sensazione è quella di essere sotto attacco, sotto pressione». Di «non sentirsi molto tutelati», come del resto si sentirebbe chiunque, visto che le denunce presentate «sono già state almeno una decina». E quel che è successo l’altra notte è una storia che si ripete. Con le scuole che tornano nel mirino, come durante la pandemia. Quando i colpi si erano susseguiti con una frequenza allarmante. Portando centinaia di bimbi in strada a protestare. Implorando i ladri di risparmiare almeno le loro classi.

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