la figlia unica
Libri
L’EREDITÀ LETTERARIA

Rachele cerca un’identità tra i racconti di “Cuore” e la malattia del padre

Una “storia italiana” per Abraham Yehoshua

Quasi un anno fa, quando questo libro usciva in Israele, Abraham Yehoshua spiegava ai giornali che sarebbe stato «il mio commiato da scrittore», il libro dell’addio: 85 anni, la sofferenza per la recidiva di un tumore, quella per la scomparsa della moglie da cui era scaturita quell’intensa scrittura che è “Il tunnel”, di tutto questo lo scrittore israeliano parlava come di un congedo dal pubblico. Al quale regalare una storia molto «italiana» e non solo per l’ambientazione: lo spunto che fa da motore a “La figlia unica” (Einaudi, 18 euro, traduzione di Alessandra Shomroni) è Cuore di Edmondo De Amicis. Dice Yehoshua che «quando ero bambino mio padre ci leggeva pagine del libro e io singhiozzavo. Poi pensavo che da grande avrei voluto essere anch’io uno scrittore, e magari far piangere il prossimo». O ridere, o commuovere, o far riflettere, magari rivolgendosi ai giovani come Rachele, la “figlia unica” del romanzo.

Siamo alla viglia delle vacanze di Natale e in sala professori si mangia il panettone e si prepara la recita scolastica. Rachele è stata scelta dalla sua professoressa, affascinata dal suo viso e dai suoi riccioli, per fare la parte di Maria. La ragazza è felice, anche se è di famiglia ebraica per quanto poco osservante: la madre è una cattolica convertita per il matrimonio, mentre suo padre, l’avvocato Luzzatto, non rispetta alla lettera le tradizioni, mangia maiale, non va in sinagoga. Ma di fronte a quella recita, diventa improvvisamente rigido e dice no, un no secco come uno schiaffo.

Dopo questo rifiuto, incomprensibile, c’è la parte delle vacanze di Natale, tra la montagna e il mare della Liguria, con tutta la famiglia, in particolare i nonni di Rachele: quello paterno è anche lui avvocato e ebreo (però durante la guerra si è salvato dalla deportazione spacciandosi per prete), l’altro è cattolico e di famiglia più modesta, sposato a una nonna che è invece un atea convinta. A loro si aggiungono altri personaggi e in particolare Paolo, un autista con una vecchia Land Rover, che insinua in Rachele qualche dubbio in lei italiana sulla sua fantasia di andare un giorno a vivere in Israele e sul fatto che bisogna avere curiosità su chi ti sta vicino, sugli altri, per capire qualcosa e non restare chiusi nel proprio bozzolo.

Una famiglia complessa, come complessa è la vita. E Rachele inizia ad attraversarla, questa vita, muovendosi con la bussola di una supplente che, a scuola, le ha fatto conoscere “Cuore”, appunto, di cui decanta «lo spirito candido e umanitario», libro che poi le è arrivato come regalo per Natale – sì, la famiglia è ebrea ma fa regali alla ragazzina per il Natale, la vita è complessa, si era capito, no?. I passi di Cuore si alternano alle vicende del romanzo, con una attenzione particolare su “L’infermiere di Tata” con il giovanissimo Ciccillo e sul Piccolo scrivano fiorentino, ragazzi che cercano con amore di aiutare e salvare il proprio padre in difficoltà o malato. E anche il padre di Rachele si scoprirà che è malato e lei racconta che gli è cresciuta «un’appendice del cervello, un suo ampliamento, che aiuterà suo padre a meglio capire la realtà in continua evoluzione». Perché questo testo complesso come ciò che racconta, riesce a farlo con una leggerezza e una chiarezza realistica che è però un po’ fiabesca e un po’ da cartone animato. Ma con il brio della giovinezza e dell’irresistibile voglia di conoscere e comprendere il mondo, e anche po’ spiazzarne gli adulti, che ha Rachele, sospesa tra due identità e due visioni, ma non dimezzata né frammentata.

LA FIGLIA UNICA
Autore
: Abraham Yehoshua
Editore: Einaudi
Genere: Romanzo
Prezzo: 18 euro

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