Political correctness and politically correct communication restriction concept as a paper head with red tape on the mouth in a 3D illustration style.
Buonanotte
EDITORIALE DEL GIORNO

Qui pro quota?

Sul quotidiano canadese National Post il professor Jordan Peterson, ordinario di psicologia all’Università di Toronto, spiega il motivo che l’ha spinto, a 60 anni, a dare le dimissioni. “I miei studenti laureati maschi bianchi eterosessuali altamente qualificati – scrive Peterson – hanno poche possibilità di ottenere posti da ricercatori universitari, nonostante i loro curriculum scientifici stellari, perché sono penalizzati dal criterio delle quote, che privilegia gli appartenenti a minoranze razziali, sessuali e portatrici di disabilità”. Sono i risultati della fanatica adesione al ‘politicamente corretto’ negli atenei nordamericani, giunta fino alla grottesca ‘cultura della cancellazione’, quella che pretende di correggere testi letterari, proibire opere artistiche, abbattere statue e cancellare lapidi nel talebano intento di cambiare il passato. Noi in Italia cominciamo già a patire questa moda culturale, ma il peggio non è ancora arrivato. Abbiamo visto, sì, al Maggio Musicale Fiorentino il finale della Carmen cambiato (lei non muore, ma uccide Don José in nome della lotta al femminicidio), abbiamo tolto dallo Schiaccianoci le danzatrici del ventre con i campanelli alle caviglie e i bianchi truccati da neri e da cinesi per “non cadere negli stereotipi colonialisti”, ma nelle università non siamo ancora giunti alle quote rosa e alle quote razza. Di questo passo, però, finiremo per averle. Avremo anche ‘ope legis’ una quota minima di ballerine obese alla Scala, una di zoppi nella nazionale di calcio, una di immigrati neri nei concorsi pubblici, ecc… Non ridete. In Canada succede già che molti ricercatori si fingano gay per rubare il posto agli etero.

collino@cronacaqui.it

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