L'ingresso del feretro in chiesa
Il Borghese

Quell’uomo al balcone

Ho tra le mani la foto, un poco ingrigita, del loculo in cui riposa Giovanni, il piccino scaraventato in strada subito dopo il parto dalla madre e lasciato lì, a morire. E chissà come mi è venuto in mente Samuele, il figlio di Annamaria Franzoni, massacrato con un mestolo per la polenta nella villetta maledetta di Cogne. Vittime innocenti di un qualcosa che assomiglia alla follia ma che non giustifica la ferocia del gesto. Un neonato e un bimbo piccino, vite stroncate su cui gravano interrogativi che tristemente è difficile chiarire persino nel corso dei processi.

Sappiamo tutti quanto sia complicato arrivare alla verità, capire fine in fondo l’evoluzione di un dramma. Su Samuele tanti dubbi rimangono, su Giovanni si è appena cominciato a dipanare la triste matassa degli avvenimenti. E duole persino scrivere certe parole, dover ammettere che il piccino era frutto di una relazione extraconiugale, che forse è stato rifiutato dalla sua mamma fin dal primo momento in cui la maternità si è palesata. Facile forse comprendere come non sia neppure stato riconosciuto da questa donna sciagurata e ignorato da quello che tutti immaginavano essere il padre. Una volta si sarebbe detto che Giovanni era figlio della colpa. E lui è stato gettato via, come uno straccio sporco.

Mi chiedo tuttavia quale ruolo ruolo abbia avuto quell’uomo che lo ha visto crescere nel ventre della moglie. Quali sospetti lo abbiano turbato fino a spingerlo al rifiuto totale. Che non si nega neppure a un cucciolo trovato per strada. L’uomo è solo un teste, per ora. Ma permettetemi di chiedermi, anche sommessamente, che ci faceva lì, al balcone, intento a guardare in strada quel corpicino. Proprio accanto alla donna che lo aveva appena ucciso.

fossati@cronacaqui.it

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