Ghiacciai
Il Borghese

Quello che sta in mezzo

Ci stiamo bevendo i ghiacciai, in sostanza. Perché l’acqua che adesso scorre nelle nostre condutture e negli invasi è quella che arriva dallo scioglimento dei ghiacciai in quota, raggiunti anche loro da temperatura ben al di sopra della media e impoveriti da un inverno avaro di precipitazioni. E forse, ci siamo anche mangiati il pianeta intero. Sì, per il consumo delle risorse, per politiche miopi. Anche perché l’allarme sul climate change non è certo di ieri o dell’altro ieri. Eppure, come molte altre cose, ci arriviamo solo sbattendoci il muso.

Un po’ come il problema delle energie rinnovabili, di cui possiamo iniziare a parlare, a tracciare un’agenda solo adesso che una svolta ci tocca nel motore, va a coinvolgere le nostre automobili. E non perché l’Europa abbia messo al bando i motori termici, bensì perché da qualche tempo lo avevano deciso i maggiori produttori mondiali. E così ci è voluta questa estate anomala – per ora, presto sarà la norma – per farci rendere conto di come quel sistema di vene e arterie che ci alimenta, con acqua anziché sangue, che è la nostra rete idrica è di fatto un colabrodo: condotte vetuste, sostituite a tranche, spesso solo rattoppate, chilometri e chilometri di tubi lasciati a invecchiare nei territori in quota dove nessuno si pone mai il problema di controllare cosa stia accadendo.

Abbiamo dighe e impianti di livello, stiamo attenti ai rubinetti e ai box doccia nelle nostre case – meglio ancora se di design -, ma quello che c’è in mezzo non lo vediamo, come se fosse scontato. Come tante cose, abbiamo ritenuto che l’acqua fosse inesauribile, qui nel nostro mondo civilizzato. Invece, a quanto pare, torniamo come i nostri antenati a sperare nella pioggia. Purché si sappia conservarla, poi.

andrea.monticone@cronacaqui.it

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