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Profondo Giallo
DOPO 10 ANNI

Quell’inchino fatale della Costa Concordia ha ucciso 32 persone

Il disastro della Costa Concordia a 10 anni dalla tragedia «ci insegna che si possono fare degli errori tragici e anche sistemici, perché ritengo che c’è un responsabile penale ma ci sono anche altri responsabili di questa tragedia. E ci insegna che è possibile riscattarsi, porre rimedio agli errori, e anche che laddove si realizzano corrette sinergie si possono conseguire cose straordinarie». Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Franco Gabrielli, ai tempi del disastro della Costa Concordia a capo della Protezione civile e poi commissario per l’emergenza, parlando ieri all’Isola del Giglio. Sciatteria, sottovalutazioni, faciloneria. Dalle finestre della casa color ocra a cento passi dal porto del Giglio dove abita Mamiliana Rossi, la donna alla quale era dedicato l’inchino, gli scogli delle Scole sembrano vicini. Antonello Tievoli, il maitre della Costa Concordia, l’aveva chiamata poco prima del disastro: «mamma, stasera passo». E lei al processo l’aveva raccontato: «La mia finestra rimane un po’ nascosta e non vedevo subito la nave, ma la sera del naufragio vidi le luci che si spensero, una cosa diversa dal solito». A volerla guardare bene, dieci anni dopo, quella della Costa Concordia è una storia molto italiana e senza misteri: una nave di 290 metri di lunghezza con 4.229 persone a bordo – 32 delle quali mai più tornate a casa – finisce su uno scoglio ad uno sputo dall’isola per una serie di incredibili sottovalutazioni e sciatterie. Ma è anche la storia di perfetti sconosciuti che senza pensare alle conseguenze delle scelte coraggiose compiute quella notte, misero a rischio la loro vita per salvarne altre.

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