Continua la ripubblicazione dei romanzi di Gianna Baltaro, la signora del giallo torinese
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Sbirri di carta e sbirri veri

PENSIONE TERSICORE. Quell’eleganza nel crimine di Gianna, signora del giallo

La casa editrice Golem continua la ripubblicazione dei romanzi di Gianna Baltaro, la signora del giallo torinese

Settimane fa mi è capitato di intervenire a un appuntamento particolare alla Famija Turineis dove si parlava di “sbirri di carta e sbirri veri”, la cronaca e il romanzo noir. In quella occasione si parlava della biografia del commissario Montesano e naturalmente della signora del giallo torinese, Gianna Baltaro. E durante la serata si è parlato della foto che vedete qui accanto: Montesano, capo della Mobile, con i suoi tipici occhiali scuri, è chino sulla scena di un crimine (nella parte bassa c’è la vittima di un omicidio) e dietro di lui c’è Gianna, impegnata a scrivere appunti sul suo taccuino: perché la Baltaro, prima di creare il suo commissario Andrea Martini, è stata soprattutto cronista di nera. Elegante nell’aspetto e nella scrittura. Determinata in un mondo che all’epoca era più che mai al maschile.

E’ stato bello, nel corso della serata, anche grazie a questa foto, parlare di due protagonisti “dimenticati”, o troppo a lungo poco considerati. Perché di Montesano si diceva che aveva ispirato il Santamaria di Fruttero e Lucentini, dimenticando il libro e il film dedicato a lui. Mentre di Gianna Baltaro si parla sempre troppo poco, proprio perché i due illustri di cui sopra hanno monopolizzato tutto (soprattutto fuori da Torino).

Per fortuna la casa editrice Golem continua la ripubblicazione dei romanzi di Gianna. Adesso è il turno di “Pensione Tersicore“, che qualche tempo fa era diventato anche una graphic novel.

Un delitto a teatro nella Torino degli anni 30: la sera del debutto, un attore viene trovato cadavere nei camerini. In sala, manco a dirlo, in un impeccabile smoking e con la solita donna di una sera o una settimana al fianco, c’è Andrea Martini, l’ex commissario dagli azzurri e dalla ciocca di capelli bianchi, ora non più poliziotti ma viticoltore nella Langhe. Come sempre, sarà lui a dare una mano agli ex colleghi. Andando a cercare la verità letteralmente dietro le quinte, tra le stanze della Pensione Tersicore dove la compagnia teatrale soggiornava. Un caleidoscopio di personaggi appare di volta in volta sotto il boccascena dell’indagine, ciascuno a recitare una parte o raccontare la verità: la grande attrice ormai matura, la giovane attrice, il regista, il protagonista ambiguo, le rivalità sul palco e nella vita. E il ragazzo della pensione che carezza il sogno del mondo dello spettacolo.

Ad assistere, vero regista di uno spettacolo che non si sa come evolverà, è Martini, impenetrabile dietro il fumo delle sue sigarette, guidato dall’intuito e dalla capacità di osservazione. Tra il teatro, i ristoranti del centro, i palazzi di via Barbaroux, la piola di corso Casale affacciata sul canale Michelotti che presto scomparirà. Una Torino perduta che Gianna Baltaro ha sempre descritto con eleganza, regalandoci immagini piene di fascino dove gli “effetti speciali” del poliziesco non servono: storie di uomini e donne, sbirri e assassini.

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