IL PERSONAGGIO

Quelle messe di don Adriano «che ci hanno ridato la salute»

A Casanova di Carmagnola le testimonianze del Cenacolo eucaristico

C’è chi la chiama già la Pietralcina del Nord. A Casanova di Carmagnola, da anni ogni sabato mattina sin dall’alba una lunga fila di persone (anche più di cento) attende l’incontro con don Adriano Gennari, 75 anni, cottolenghino, prima della Santa Messa: una benedizione, una parola di conforto, una preghiera di intercessione per un male incurabile, un dramma economico o familiare. Lo stesso accade anche in corso Regina Margherita 190 a Torino ogni lunedì e giovedì. E il piccolo sacerdote torinese riccioluto dallo sguardo luminoso e profondo ascolta, consola e riceve instancabilmente tutti. Proprio come Padre Pio. Anche i moltissimi che, da decenni, gli portano testimonianza delle guarigioni fisiche e spirituali ottenute con tanto di cartella clinica sottobraccio. Fatti razionalmente inspiegabili ma reali, che con il passaparola richiamano fedeli dall’Italia e dall’estero (tutti ben documentati sul sito www.cenacoloeucaristico.it).

Come racconta Gaetano Capogreco, 38 anni. Bancario, fa il chierichetto alle celebrazioni eucaristiche di don Adriano da quando ne aveva 18: «Guarigioni fisiche? Molteplici, sì. Le principali riguardano l’anima: sono permanenti e trasformano radicalmente la vita. Gente che non andava a messa da oltre 50 anni, come mio nonno, ora lo fa puntualmente dopo aver assistito a una funzione solenne di don Adriano». E aggiunge: «Facendo il volontario alla mensa dei poveri in San Salvario, ho trovato la mia compagna: e ora siamo in due a servire ai tavoli».

Jessica Billi e Paolo Ponzetti, sposi e imprenditori, 45 anni lei, 48 lui, coadiuvano don Adriano «da 15 anni per la sua Onlus Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione, dal 2017 comunità di fedeli in cammino riconosciuta dall’arcivescovo Nosiglia», dichiarano. «All’inizio – prosegue Jessica – prestavo servizio il sabato mattina al centro d’ascolto al Monastero Abbaziale di Casanova. Posso testimoniare numerose guarigioni fisiche e spirituali eclatanti, tutte corredate da referti clinici. Casi insperati non da lieto fine, e invece completamente risoltisi». E conclude: «Quando Don Adriano, come il carismatico canadese Padre Emiliano Tardif, proclamava dall’altare le guarigioni durante la messa, ammetto di essere rimasta sconvolta e incredula a lungo. Sino a quando ho detto anch’io “credo”, dopo aver provato su di me. E mentre ti passava innanzi col Santissimo, come a Lourdes, sentivi un fuoco dentro».

Massimo Giovale, 62 anni, industriale, e la moglie Maria Chiara Nari, 59, casalinga, testimoniano invece «di quando una francese di Grenoble venne a pregare con don Adriano, e il marito affetto da un tumore al cervello ritenuto inoperabile la sera dopo sognò di un piccolo prete riccioluto che gli diceva invece di cercare un’équipe chirurgica disposta a quell’intervento impossibile che gli salvò la vita contro ogni pronostico». Ma anche «di un tenore venuto da fuori che, a fine messa, intonò una commovente Ave Maria e testimoniò la guarigione da un cancro alle corde vocali grazie alle preghiere di don Gennari».

Giordana Pinuccia Giordano, 48 anni, laureata in Scienze motorie, aiuta don Adriano dal 1993. «Ho visto rinascere l’abbazia di Casanova che giaceva in rovina, e assistito a tanti fatti prodigiosi. Don Adriano vive per i più poveri, come il Cottolengo di cui è sacerdote. Grazie a lui conobbi mio marito Francesco, e continuammo anche da sposati a servire i bisognosi, aiutando il Don nei ritiri per i giovani e i futuri sposi, fino a quando un anno fa un incidente sul lavoro ci ha separati. Ho visto gente convertirsi, rinunciare per sempre a droghe e alcool, fare tabula rasa del passato ritrovando la fede».

Domenico Morabito e Piera Risso, torinesi, 75enni in pensione raccontano all’unisono: «Aiutiamo don Adriano dal 2005, anche nei centri d’ascolto. E quanti tumori allo stadio terminale, malattie irrisolvibili scomparse grazie alle sue preghiere di domanda e intercessione così gradite a Dio». Gaetano Alia e Immacolata Ritorto, 68 e 65 anni, una vita da artigiano edile condivisa con la moglie, e non sempre facile: «Nel 1997 ero un anticlericale irremovibile – confida il primo -. Ho cambiato idea seguendo don Gennari nel suo percorso giornaliero di carità. Dopo decenni ripresi in mano Bibbia e Vangeli. Tornai a confessarmi, a comunicarmi, cercando di recuperare il tempo passato distante dalla Chiesa e dai sacramenti. Dopo aver perso tutto, anche l’azienda a causa di persone di “fiducia”, ho ricominciato a credere nel valore del perdono e nelle persone».

Maria Angela Boccascino e Denis Ciricola, 63 e 35 anni, sono madre e figlio assidui frequentatori delle funzioni di Don Adriano: lei volontaria, lui taxista e chierichetto sull’altare. «Sono figlia unica, in tre anni persi un figlio, madre e padre: una tragedia superata grazie all’attenzione al prossimo insegnataci dal piccolo sacerdote dal cuore grande. Ho avuto pensieri brutti, lo ammetto, ma la forza dell’amore di Dio ha prevalso».

 

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