mar baltico ribolle gn
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Quella sottile linea rossa

Lo scenario internazionale ribolle come il mar Baltico dopo le esplosioni dei gasdotti sottomarini di Nord Stream 1 e 2 che erano il vecchio cordone ombelicale che collegava l’Europa con l’ex Urss. E irrompe, dopo i primi sospetti, la tesi di un duplice attentato con Biden e Putin che si rimpallano le responsabilità. In mezzo, come al solito ci siamo noi. Con il paradosso che quel gas non lo utilizziamo più, ma ne paghiamo le conseguenze del mercato in cui a farla da padroni sono gli speculatori. Un’altra tempesta perfetta studiata a tavolino dai falchi della finanza che cade proprio nei giorni in cui l’Autorità dell’Energia (Arera) aggiorna i prezzi su cui si baserà il conto delle bollette che arriveranno a famiglie e imprese. E come sempre, quando il tempismo appare eccessivo, si accendono mille interrogativi su questa guerra energetica che va oltre la guerra guerreggiata in Ucraina. A vincere su entrambi i campi di battaglia sono stati sono i potentati che si arricchiscono con le aste del gas e del petrolio. E non fa eccezione il forte rialzo alla borsa di Amsterdam dove ieri il gas è salito di oltre 10 punti percentuali. A casa nostra, intanto ci prepariamo a quello che sarà l’autunno più difficile del dopoguerra con una previsione di prezzi dell’energia elettrica ancora raddoppiati a partire dal 1 ottobre. Una giostra impazzita da cui nessuno sembra capace di farci scendere e contro la quale gli aiutini di Stato non sono neanche più pannicelli caldi. Il nuovo governo al di là delle filosofie da campagna elettorale dovrà dare risposte forti ad un mercato interno che rischia di mandare sul lastrico le famiglie e, solo in provincia di Torino, oltre 63mila imprese, come denunciano le associazioni di categoria. Intanto gli effetti di questa crisi che ormai pare irreversibile comincia ad avere i primi effetti tangibili. Come ci raccontano due storie che arrivano dalla nostra provincia e che riguardano piccole attività essenziali nella nostra vita quotidiana. Una panettiera e una pettinatrice che a Piscina, tra Torino e Pinerolo, hanno trovato la propria ricetta per provare a resistere. Il pane si vende solo più al mattino, e i capelli si tagliano e acconciano solo su appuntamento. Troppo oneroso tenere i negozi aperti tutto il giorno. Storie di vita inimmaginabili fino a poche settimane fa. E che trovano una triste appendice in chi si vende tutto, persino i denti d’oro, come sta accadendo in questi giorni in un albergo di Collegno dove c’è uno strano banco dei pegni, ma senza bolletta di riscatto. A gestirlo degli stranieri, forse svizzeri, che pare stiano facendo il giro d’Europa per acquistare oro in qualsiasi forma e articoli pregiati, pellicce comprese. Una catenina d’oro di quelle che di solito le nonne regalano per il battesimo del nipotino con un angioletto sulla medaglietta, vale 150 euro a buon peso (per loro, ovviamente). Tutto si consuma quasi nell’ombra, senza poter scattare un’immagine. La motivazione ufficiale è fornita dalla normativa sulla privacy. E fingiamo di crederci. Ma ne ricaviamo un’impressione di gelo. Peggio di quando nei giorni della pandemia registravamo le code davanti al banco dei pegni con gli avvoltoi pronti ad acquistare le polizze della povera gente, valutandole solo pochi euro. Sembra quasi che la nostra società cominci a ribollire come quel mare violato sul Baltico, diventato l’immagine di una tensione internazionale che continua a crescere. Ieri gli Stati Uniti, la Polonia e la Bulgaria hanno invitato i loro cittadini che vivono e operano in Russia a lasciare immediatamente il Paese di Putin con qualsiasi mezzo disponibile. Segno che la sottile linea rossa che finora non è stata calpestata che separa una guerra fredda da un possibile conflitto, è sempre più tenue.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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