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Il Borghese

Quella fotografia piena di ricordi

Non so se capita anche a voi, ma quando telefona un amico la prima cosa che chiede è «come stai?» Il ciao arriva dopo, spesso in fondo alla conversazione che appena deborda dal vero scopo della chiamata, tira in ballo i ricordi. Quelli recenti, la cena al ristorante, la serata al cinema, sfiorando persino una passeggiata sotto i portici con un freddo cane. Già, rimpiangiamo la normalità, le piccole libertà, le cose minute che fino a qualche mese fa, potevano pure essere intinte di noia. E che adesso per qualcuno appaiono belle, come una vacanza a Parigi.

Ci si rifugia nel passato recente come, temo, capiti a chi finisce in galera e si trova chiuso tra quattro mura e può evadere solo con il pensiero. In fondo, però bisognerebbe ammettere che questo virus maledetto qualcosa ci ha insegnato. Per esempio la pazienza nello stare in coda, ben distanti uno dall’altro, mentre fatichiamo a respirare con regolarità per via della mascherina, con i guanti che si incastrano nelle tasche mentre cerchiamo le chiavi della macchina e il furbastro (c’è sempre) che vuol passarti davanti. E, parlo per me, ci ha riabituati a guardarci in giro, a osservare con stupore un albero fiorito in un’aiuola, un bimbo in una carrozzina, protetto come un marziano.

E ci ha ridato il senso della casa che cela i veri ricordi, quelli della vita. L’altro giorno in fondo ad un cassetto ho trovato le fotografie del matrimonio di Lidia e Giovanni, i miei genitori scomparsi da anni. Belli, eleganti e soprattutto felici. Così, quasi automaticamente ho afferrato un vecchio album per altro un poco malconcio e ho passato tempo, non so quanto, a rivivere la nostra vita di famiglia, la nonna, i nostri cani, i primi bagni in quel di Spotorno. Fatelo magari anche voi. Quelli sono i ricordi che meritano di essere ritrovati. A proposito, buon fine settimana a tutti.

fossati@cronacaqui.it

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