ORRORE

Quella casa abbandonata ti trascina in un’onda nera

Pietro Grossi: «Un tema che affascina da sempre, metafora dell’anima»

Fa una incursione nell’horror Pietro Grossi, lo scrittore fiorentino formatosi alla Holden di Torino e alla scuola di cinema della New York University. «Ma in realtà nei miei romanzi metto sempre almeno una pagina macabra» ha spiegato lui. Aggiungendo che la passione per il genere gli arriva da lontano, da quando era giovane con «la selva di film anni ’80 e poi i libri di Lovecraft, Bram Stoker, Mary Shelley, e soprattutto Poe, senza dimenticare gli spigoli neri di Kafka, Gogol, Dostoevskj, Landolfi, Conrad». Dice Grossi che per questo libro ha lavorato e preso appunti per tre anni sui suoi amati quaderni della Mead, il tutto per rispondere alla domanda che appunto un docente di New York proponeva agli allievi «What if». E se? Un quesito che si è sposato con il racconto, una sera a cena, «di uno dei miei più vecchi amici. Lui e sua moglie ci avevano raccontato della sinistra casa abbandonata in cui si erano affacciati nella loro ultima serata in campagna, mesi prima. Sentire i dettagli di quella loro assurda esperienza, vederne traccia sulle foto del loro telefono, mi risucchiò come in una grotta umida e buia». E allora ecco nascere il primo blocco: «E se uno scrittore, nel momento più felice della sua vita (così mi sentivo in quei giorni, in giro per la mia città preferita con la mia giovane sposa e il mio nuovo figlio di quattro mesi) abbandonasse tutto per addentrarsi nei meandri bui e paludosi che pensava di aver superato? Ho pensato a cosa sarebbe potuto essere di me se avessi abbandonato la famiglia per investigare su un mistero del genere». Ed è questa la trama di “Orrore” (Feltrinelli, 14 euro): uno scrittore italiano che vive in America si fa ossessionare da una casa abbandonata in un bosco, piena di ombre e oggetti misteriosi, al punto di separarsi dalla famiglia. Una indagine solitaria alla ricerca di strani indizi che conduce, inevitabilmente, negli abissi più bui dell’io. «La casa abbandonata è un vero e proprio cult, a partire dalle pellicole di Sam Raimi ma non solo. Anche perché la casa abbandonata è una sorta di metafora di se stessi: la paura di poter essere come una casa posseduta dal male, un luogo isolato in cui si nascondono stanze oscure e sconosciute anche ai loro proprietari».

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