SIDDHARTA RAVE

Quella Beat generation sul lago: il viaggio di un ragazzo ispirato

L’intenso romanzo di Federico Audisio Di Somma tra musica ed ecologia

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Federico Audisio di Somma non è uno che ha paura di passare per presuntuoso, ma in fondo perché dovrebbe? Se dice «la mia è una scrittura alta» e spiega di non amare le cosiddette scorciatoie o gli “effetti speciali di genere” ha perfettamente ragione. Medico che si è dedicato totalmente alla scrittura, insignito del Premio Bancarella con il romanzo di esordio, si ritiene principalmente «un lettore», perché non c’è scrittura senza lettura e l’amore per i libri diventa una sorta di cucina letteraria, come dimostra anche il suo programma “Chef Book, ti cucino un libro” in onda su Rete7 e Sky People. Torinese classe 1955, è autore di libri mai facili e anche l’ultimo non si smentisce, “Siddharta Rave” (Cairo, 16 euro), dipinto egregiamente dalla frase in quarta di copertina, “Solo un visionario conosce la vita che sta percorrendo”.

Il visionario è certo il protagonista, Siddharta Rave, «un ragazzo ispirato», è la definizione più semplice ma più calzante che ho trovato nel romanzo, un ragazzo che torna nella provincia torinese dopo la morte del padre, il leggendario Dj un po’ hippy Filo. E scopre quella sorta di “comune” sopravvissuta al tempo e alle disillusioni con gli amici di suo padre, tra cui Luigi Xella, che diventa mentore del ragazzo, un Virgilio nel suo viaggio attraverso la musica dei vinili, le scelte, la direzione. E tutto il romanzo ci fa vivere grandi flashback, a partire dal sogno della Beat Generation che trovava casa tra Giaveno e i laghi di Avigliana, tra abiti stravaganti e musiche sperimentali, tra i testi oscuri di Geminus, ragazza-donna-fata nel senso di creatura magica, le ricerche esistenziali e le evoluzioni di sci d’acqua di Satana, ché suoni e acqua sono due modi di raccontare la ricerca della comunione con gli elementi che ci svela parte di noi.

C’è tanta musica degli anni sessanta e ottanta, la visione di un mondo psichedelico, di una Londra sporca ma “cool”. Tanti personaggi, forse tracce di una vita passata per chi si definisce uno che è sempre «stato un anticonformista, metà artista metà scienziato». «Nel romanzo – dice Federico Audisio di Somma – confluiscono molte esperienze che io stesso ho fatto nella vita e interessi culturali che ho sempre frequentato: la beat generation, la stereofonia e gli impianti speciali, i vinili, la fotografia con le tecniche di solarizzazione, la radio libera (io stesso trasmettevo in una radio torinese negli anni 80), il mondo dei DJ di un certo tipo, la musica della consapevolezza (vedi Timothy Leary e i poeti scrittori psichedelici), l’architettura, la malattia e la morte». Un universo che viene reinventato e nella finzione si affacciano per forza di cose anche gli amici veri, le persone autentiche: «Per esempio Satana è il nomignolo di un noto ex sciatore d’acqua estremo che vive a Giaveno. Photomax è dedicato a uno dei miei migliori amici, che ha perso un occhio per malattia e fin da ragazzo si diletta di fotografia, ma fa il medico».

E si viaggi, allora, con il sound della scrittura di Federico, tra temi attuali, con questa specie di «San Francesco che vive in un alpeggio ma con un impianto stereofonico da far invidia», attraverso scontri in valle che non possono non riecheggiare avvenimenti reali, con la scelta di essere «nemici disarmati». Un viaggio che è sempre di ricerca anche se normalmente sono le visioni che trovano noi, non il contrario.

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