QUINTO COMANDAMENTO

Quel missionario con il fucile Templare nell’Africa più nera

Manfredi e la vera storia di padre Angelo Pansa

Il nunzio apostolico lo guarda: la barba, il fisico asciutto, la talare bianca da missionario
stretta in vita da una cintura e con due larghi spacchi laterali, tagliata sotto il ginocchio a
mostrare pantaloni e scarponcini.  E’ una immagine che al nunzio apostolico evoca qualcosa… Ma certo: padre Marco è un templare. Un templare moderno. Sono forti le immagini di padre Marco, missionario in Congo e comandante militare, protagonista di “Quinto comandamento” (Mondadori, 20 euro) di Valerio Massimo Manfredi. Forti come la realtà, perché il missionario-soldato di Manfredi esiste veramente e alla sua storia è ispirato il romanzo dello storico e archeologo che aveva narrato già le epopee di Alessandro Magno e Ulisse: si chiama padre Angelo Pansa, ha 87 anni e ha speso la sua vita di missionario saveriano tra l’Africa e l’Amazzonia, in lotta contro le multinazionali.
Negli anni 60, nel Congo devastato dalla guerra civile, prese le armi per guidare missioni
di salvataggio degli altri religiosi prigionieri dei ribelli. Il leader Mobutu, non ancora il
dittatore che avremmo conosciuto, gli diede il grado di colonnello.
Il grande rammarico di padre Pansa è quello di essere stato bloccato spesso dal Vaticano:
«Nel 1965 fui richiamato a Roma e Propaganda Fide, la congregazione pontificia che coordina l’attività missionaria, mi processò dopo la pubblicazione di una fotografia su Paris Match dove comparivo armato di un fucile mitragliatore. Risposi: prima di condannare domandatemi se ho usato quell’arma. Una sola volta ho sparato con l’intenzione di ammazzare ma non partì il colpo. La mia coscienza è a posto». Il kalashnikov si inceppò
infatti. E Valerio Massimo Manfredi racconta di questo combattente in talare e mimetica, con lo stemma dei templari sulla manica, con i «quattro assi» al suo fianco, tra cui l’ex Padre Louis, ridotto allo stato laicale per aver amato una ragazza africana e aver fatto un figlio e che morirà tragicamente («era uno dei miei migliori amici»), Jean Lautrec, mercenario che era stato giovanissimo repubblichino.
Padre Marco-Pansa attraversa così l’inferno dell’Africa e della coscienza, guidato dall’ammonimento del nunzio apostolico: «Non violare il quinto comandamento», quello che recita «non uccidere». Ma che, nella dottrina, si intende anche con «non lasciare che il giusto sia ucciso». E aggiunge il nunzio: «Degli altri nove non ti preoccupare».

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