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Cronaca
IL PROCESSO

«Quel matrimonio non si può fare»: i pm bloccano le nozze di Vattimo

La procura: «Simone Caminada vuole sposare il professore per prendere la sua pensione»

Un matrimonio (per la precisione un’unione civile), da celebrare «con urgenza», chiesto al comune di Vimercate pochi giorni dopo la richiesta di condanna a quattro anni di reclusione di uno dei due promessi sposi: Simone Caminada, l’assistente del filosofo Gianni Vattimo, a processo da un anno con l’accusa di circonvenzione di incapace, per avere “approfittato” (secondo l’accusa) della disponibilità economica del professore, che soffre da anni di una malattia neuro degenerativa.

Si è aperto con un colpo di scena, ieri, il processo che vede alla sbarra Caminada, secondo la procura intenzionato a sposare il filosofo prima della sentenza perché vorrebbe, così ritengono i pm, percepire la pensione di reversibilità del professore. Una tesi nettamente respinta da Caminada, che ha sempre detto di «amare» Vattimo, accusando la procura di invadere la sfera privata delle persone.

La notizia del matrimonio bloccato si è appresa ieri mattina in udienza, quando i pm Dionigi Tibone e Giulia Rizzo, prima che parlasse la difesa, hanno comunicato alla giudice Federica Gallone che il 7 dicembre il comune di Vimercate – nella persona della vicesindaca, che di professione fa l’avvocata – ha scritto alla procura di Torino una mail: «Ci è arrivata una richiesta da Caminada e Vattimo. Leggiamo sui giornali che c’è un processo. Per tutelare il Comune, vi chiediamo informazioni prima di procedere». In sostanza, nessuno a Vimercate voleva firmare l’unione civile, temendo conseguenze giuridiche. Per non sbagliare, dal Comune hanno allertato la procura. Il nostro sistema normativo prevede che quest’ultima possa impedire un matrimonio, se uno dei due sposi è «interdetto o se è stata avviata una procedura di interdizione». I pm, applicando – come sempre hanno fatto – in maniera «estensiva» la normativa (il codice civile e la legge Cirinnà) hanno richiesto (il 12 dicembre) al comune di Vimercate di sospendere la pratica dell’unione civile fino alla pronuncia della sentenza. Vimercate ha risposto subito, bloccando le “nozze”.

Ma perché il noto intellettuale e l’assistente hanno scelto Vimercate per sposarsi? «È un posto che ci è sempre piaciuto», ha detto ieri Caminada, fuori dall’aula. In realtà, pare che il motivo sia legato al fatto che i “futuri sposi” vorrebbero che, a unirli, fosse un senatore che vive da quelle parti (si suppone Franco De Benedetti).

Ieri l’avvocata Corrada Giammarinaro, chiedendo l’assoluzione per Caminada, ha accusato la procura di «classismo« e di «borghesità». «Con una singolare trasposizione dal reato al peccato – ha affermato la legale – Caminada non è stato assolutamente valutato dalla procura per le azioni che ha concretamente posto in essere, la cui potenziale lesività nei confronti della vittima avrebbe dovuto comunque connotarne l’aspetto materiale, bensì, per intenzioni meramente dichiarate, ma mai da lui attuate. Il movente di Caminada sarebbe risultato censurabile nella visione morale dei sostituti Rizzo e Tibone». «Per la procura – ha sottolineato l’avvocata – non contano i danni inflitti a Vattimo ma la purezza del cuore, secondo una vecchia tentazione inquisitoria. Non a caso è stato detto che l’autrice dell’esposto (una vecchia ammica di Vattimo, ndr) va creduta in quanto medico e borghese, mentre il proletario Caminada con la passione del teatro e dello spettacolo appapre senza arte né parte in una gerarchia tradizionale di valori». Le accuse sono state respinte nettamente. «Ci ha colpito che la difesa definisca la procura classista – ha detto Dionigi Tibone – e che ci accusi dicendoci che noi avremmo tenuto conto delle inclinazioni sessuali. Lo diciamo forte e chiaro: qui, l’omosessualità non c’entra niente. Noi abbiamo valutato dei comportamenti, che per noi costituiscono un reato: quello di circonvenzione d’incapace». «Radicarsi su un’ideologia d’antan – ha concluso il magistrato – lo trovo eccessivo».

Caminada è stato indagato dalla procura in seguito alla ricezione di un esposto inoltrato da un’amica di Vattimo, che aveva notato come il filosofo si fosse isolato, dopo avere conosciuto Caminada, che lo «manipolerebbe da molti punti di vista».

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