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Il Borghese

Quei “poveri ricchi” con l’alloggio Atc

Per anni li abbiamo trattati con i guanti. O meglio, li abbiamo assistiti come si fa con chi ha bisogno di aiuto economico mentre loro facevano soldi con le truffe, i furti e, addirittura, con gli assalti ai tir carichi di merci. Crimini con cui hanno messo da parte, e saggiamente investito, oltre due milioni di euro. Una banda ben mimetizzata, quella degli zingari bosniaci a cui abbiamo offerto case popolari, villette nei campi nomadi regolari e una pioggia di sussidi che loro ritiravano regolarmente in banca. Nullatenenti sulla carta ma intestatari di conti a sei cifre, investimenti su fondi internazionali, auto di lusso, tra cui Porsche Cayenne.

Ci sono voluti anni per svelare le loro attività e per porre il sigillo ai beni. E qui, a dire il vero, c’è l’unica buona notizia. Perché come fosse una moneta anche questa azione della magistratura potrebbe avere un’altra faccia. Quella di un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo per ottenere la restituzione del malloppo a questi finti poveracci. Come se l’Europa potesse, e potrebbe, cancellare il lavoro delle forze dell’ordine e dei magistrati che hanno lavorato sodo per metterli alle corde. Una prospettiva inaccettabile che mette in risalto anche gravi responsabilità amministrative nel concedere benefici senza controlli e verifiche. Passi la villetta nei campi regolari, ma come si è arrivati alla casa popolare e ai depositi bancari che facevano gola alle “riservatissime” banche? O peggio ancora, ai pesanti prelievi in contanti tesi a smobilitare i tesoretti per metterli al sicuro in Bosnia? Qualcuno dovrebbe rispondere a queste domande, mentre ci tocca attrezzarci per evitare lo smacco di Strasburgo.

fossati@cronacaqui.it

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