RAFFINATO E DIVERTENTE

Quei due irlandesi, criminali in disarmo, che aspettano nella triste luce del porto

Il fantasma di una figlia a Tangeri

Maurice e Charlie stanno in un porto, anziché nel bel mezzo del mare o su un’isola, nondimeno sono due naufraghi. Naufraghi della vita, del crimine di cui non sono più che figure patetiche, di un tempo che è passato lasciandoli indietro come due rottami.

E così i due irlandesi, ormai passanti i cinquant’anni, l’uno guercio e l’altro zoppo, se ne stanno in Spagna, nel porto di Algeciras, poco distante da Gibilterra, non a caso le Colonne d’Ercole: da qui partono e qui tornano i traghetti per Gibilterra e in quest’epoca indefinita giovani di tutto il mondo vanno e vengono dall’isola, sono quasi tutti “perroflautas” che noi in Italia traduciamo come “punkabbestia”. Questi giovani si imbarcano e cedono il cane o i cani a chi invece sbarca. E a tutti viene posta la stessa domanda «Hai visto una ragazza che si chiama Dilly? O era Dirley?».

Non ha importanza quale sia il vero nome di questa ragazza che è figlia di uno di loro, ma potrebbe essere dell’altro, perché nella loro tumultuosa giovinezza, quando trafficavano la droga dall’Atlante, hanno amato la stessa donna, Cynthia, l’hanno tradita, si sono accoltellati per lei. E ora c’è questa ragazza, questa figlia da ritrovare, per chiudere i conti con la propria esistenza.

La lunga attesa, tra le foschie e i fumi dell’alcol di un vicino bar, è l’occasione per i due di ripercorrere le tappe di una esistenza tumultuosa, fatta di alcol, criminalità, esistenze borderline, di un’amicizia che va oltre. Seppure apparentemente minacciosi (o almeno così sembra pensarla il povero punkabbestia “sequestrato” dai due, con la minaccia di ammazzargli il cane), i due non sono altro che macchiette, piccoli balordi squattrinati che si aggirano tra la marea umana del porto.

Finalista al Man Booker Prize, incluso nella lista dei cinque migliori romanzi dell’anno per «The New York Times», “L’ultima nave per Tangeri” (Fazi, 18,50 euro) di Kevin Barry, uno dei più talentuosi e premiati autori irlandesi contemporanei alla stregua di un Roddy Doyle, è un romanzo sull’attesa, una commedia amara, un racconto financo divertente proprio per quella tragedia che in realtà nasconde tra le righe.

Perché alla fine di tutto, oltre quelle Colonne d’Ercole, forse quella ragazza non esiste neppure, è solo un fantasma che tiene in piedi due esistenze ormai randagie. Ma questo non ha importanza, perché non conta che l’obiettivo che ci si dà, sia esso un traguardo da raggiungere o un’attesa da consumare, sia effettivamente reale, ma che esista. L’attesa come riscatto, l’attesa come malinconico umorismo di un tempo che non è mai venuto. Nella luce di un lampione isolato come l’occhio di bue sul palco di un teatro vuoto.

CONDIVIDI
TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE
loop-single