KRAMATORSK, UKRAINE - APRIL 08:  (EDITORS NOTE: Image depicts death) A view of the scene after over 30 people were killed and more than 100 injured in a Russian attack on a railway station in eastern Ukraine on April 8, 2022. Two rockets hit a station in Kramatorsk, a city in the Donetsk region, where scores of people were waiting to be evacuated to safer areas, according to Ukrainian Railways. (Photo by Andrea Carrubba/Anadolu Agency via Getty Images)
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Quei bagagli e la carrozzina

Le valigie sono rimaste lì, come quella carrozzina azzurra. Tra i corpi distesi, tra il sangue. C’erano quattromila persone alla stazione Kramatorsk, nel Donbass ma sotto il controllo ucraino, erano persone che stavano fuggendo dalla città, erano uomini e donne e bambini. Una cinquantina di morti, oltre cento i feriti per un missile (ma c’è chi dice due) che ha sganciato le bombe a grappolo. E su quello che ne resta campeggia una scritta in cirillico che ieri, fin dalle prime notizie diffuse dalla tv ucraina, significherebbe «per i bambini». «Un massacro deliberato» dicono da Kiev, la strategia di Putin «che non riesce a opporsi a noi sul campo di battaglia» dice Zelensky. Negano tutto, dalla Russia, arrivando – secondo l’agenzia di stampa Tass – a sostenere che il missile sia ucraino e che l’obiettivo fosse impedire l’evacuazione per usare i civili come scudi umani. Ma poco prima i social media del Cremlino avevano rivendicato l’attacco parlando di distruzione di un treno di munizioni. Secondo il direttore della Rivista italiana di difesa, Pietro Batacchi, quel missile sarebbe «un Tochka-U», in passato in dotazione a entrambi gli eserciti: «I russi lo avevano tolto dal servizio qualche anno fa, ma poiché i più moderni Iskander stavano finendo, l’hanno rimesso in servizio ed il suo impiego da parte dei russi è stato già documentato in altre occasioni in Ucraina». Parliamo comunque di un meccanismo micidiale, quanto di più lontano ci sia dalle “bombe intelligenti” ammesso che queste esistano, progettato per la devastazione ad ampio raggio e non a caso vietato da diversi trattati internazionali, trattati che però né Mosca né Kiev hanno mai sottoscritto. La strategia della tempesta di metallo ed esplosivo è già stata vista, in Siria, proprio a opera dei russi. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ieri era in Ucraina: dapprima per un incontro con il premier Zelensky, successivamente per rendere omaggio alle vittime di Bucha: «Qui è successo l’impensabile. Abbiamo visto il volto crudele dell’esercito di Putin. Qui a Bucha abbiamo visto l’umanità andare in frantumi». E dovevamo ancora vedere le valigie e i corpi fermi per sempre davanti a una stazione da cui non partiranno mai. E dovevamo ancora sentire di altre fosse comuni scoperte in tutto il Paese, di corpi con segni di torture, persone bruciate vive. Per tutta la giornata, poi, si sono rincorse le analisi sul cambio di strategia di Mosca, che avrebbe rinunciato a Kiev per prendere a ogni costo il Donbass, e sull’intenzione di concludere la guerra velocemente – secondo la Tass – ma a quale prezzo nessuno sa dirlo. «Io sono profondamente convinta che l’Ucraina vincerà questa guerra» ha affermato Ursula von der Leyen. Con la differenza che Kiev può anche uccidere soldati russi e sgominare interi reparti, ma non bombarda Mosca, che non paga lo stesso orribile tributo di sangue. Quanto potrà resistere la popolazione ucraina? Le sanzioni dell’Europa – ieri è stato approvato un nuovo pacchetto – non fiaccano abbastanza velocemente la Russia e la diplomazia ha esaurito, a quanto pare, le sue risorse. L’interrogativo è uno solo: quando si fermerà Putin?

andrea.monticone@cronacaqui.it

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