(foto di repertorio depositphotos)
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Quanto dura una visita?

Due mesi di attesa, o forse quattro, magari anche un anno e poi tutto finisce in una ventina di minuti. Viene da dire: tutto qui? Certo, probabilmente qualcuno potrebbe anche sentirsi così, stando a quanto spiegano dall’Ordine dei medici, ossia che delle circolari hanno “contingentato” i tempi necessari per le visite specialistiche, venti minuti per quelle neurologiche, per esempio. Il motivo? Secondo i medici servirebbe a prendere più appuntamenti, ergo più pazienti e maggiore scorrimento, il tutto finalizzato al taglio delle liste d’attesa. Che potrebbe anche essere un’idea interessante, anche se ci si potrebbe domandare chi stabilisce quanto tempo deve impiegare un medico per fare il suo lavoro. Un esame tecnico magari è più programmabile, almeno sulla carta. La quantificazione dei tempi per un intervento non funziona neppure sui motori delle auto, figuriamoci sugli esseri umani. Ma, a dire il vero, non sono già da tempo costretti a fare così i medici di famiglia? Alle prese, oltre che con le visite e le prescrizioni – e con numeri altissimi di pazienti – anche con gli incarichi derivanti dai protocolli per la pandemia, tra monitoraggio, prescrizione di tamponi, consulti telefonici o via mail – per chi può accedere a queste soluzioni, ovviamente. Nonostante tutto, pare che almeno a livello generale non abbiamo imparato molto dalla pandemia: o meglio, abbiamo capito quanto sia necessaria, urgente, una sanità efficace, quanto siano assurdi certi piani di rientro – perché tagliare ospedali e prestazioni? Cancelliamo qualche baronia o qualche amministratore o qualche consulente -, però poi ci risvegliamo da capo.

andrea.monticone@cronacaqui.it

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