Quando vola l’aquilone

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È bello, passando le ferie da soli in città, staccare il pilota automatico delle abitudini e navigare a vista, godendosi gli spruzzi dell’insolito, l’assenza dell’oggi devo, i tuffi a capriola nel tòh e le lunghe nuotate nel chissà. Abbandonarsi a certi ghiribizzi, come attaccar bottone con personaggi famigliari (il giornalaio, il benzinaio…) ma in fondo ignoti, perché nel resto dell’anno sono solo comparse della soap opera quotidiana. Così, per vedere se una volta conosciuti possono magari diventarne interpreti. E se non ci va di passare per tacabutùn possiamo tacere e andar di fantasia, divertendoci per esempio a indovinare la personalità di un occasionale compagno di ascensore, anche senza parlargli. Analizzandone l’odore, lo sguardo, le posture, l’abbigliamento… È bello seguire l’aquilone dei pensieri, e rivedere mentalmente quei giudizi affrettati che la vita ci spinge ad archiviare come certi. Mai cristallizzare il mondo: il mondo è fluido. Nessuno ha mai una personalità unica e oggettiva, ma ne abbiamo tutti molte e soggettive, una diversa per ciascuna persona che ci valuta. Questa varietà e superficialità dei giudizi altrui dovrebbe anche indurci, se non a fregarcene, a non diventarne schiavi. Come possono dire di conoscerci gli altri quando noi stessi non ci conosciamo fino in fondo? Cerchiamo anche, se non lo siamo, di diventare imprevedibili almeno un po’, per non rischiare di essere noiosi. Dicono che tutta Königsberg regolava l’orologio su Immanuel Kant, perché lui passeggiando faceva sempre gli stessi percorsi, ad ore fisse, spaccando il minuto. Beh: avrà pur scritto opere sublimi il filosofo, ma che palloso, l’uomo!

collino@cronacaqui.it

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