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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Quando la tv non fa storia

Quella fotografia di Aldo Moro in camicia bianca, con gli occhi sgranati che sembrano scrutarti nell’anima, con la stella a cinque punte delle Brigate Rosse sullo sfondo, mi è rimasta conficcata nel cuore. E nonostante siano passati 44 anni da quella mattina in via Fani, mi infligge ancora un tormento. Forse perché questa tragedia l’ho vissuta in prima persona, da quella mattina del 16 marzo fino a quando il corpo dell’onorevole Moro fu trovato adagiato e irrigidito nel baule di quella Renault 4 rossa a due passi da Botteghe Oscure e da via Del Gesù, il 9 maggio 1978, o forse perché il caso Moro segnò profondamente la storia italiana del dopoguerra, in un guazzabuglio di segreti, di misteri, di indagini raffazzonate e inutili. E di mancanza di quel coraggio che ognuno di noi vorrebbe iscrivere alla propria nazione soprattutto nei momenti più difficili della nostra storia. Per questo forse mi ha infastidito assistere alla tragicommedia del regista Bellocchio che lunedì sera ha invaso la quiete della sera su Rai 1, con un polpettone animato da maschere teatrali di quelli che furono Andreotti, Cossiga, Zaccagnini e compagnia briscola, in una ricostruzione che certo non appare realistica. O, come dice la primogenita di Aldo Moro, Maria Fida, diventa una narrazione televisiva che non rispecchia la verità storica. Faccio mie le sue parole quando dice che «O si decide che siamo personaggi storici e allora si rispecchia la storia, o si decide che siamo personaggi privati e allora ci si lascia in pace». Ed “Esterno Notte” alla faccia dei suoi trailer quasi ossessivi delle ultime settimane in cui si annunciava come il verbo rispetto a una verità mai rivelata, fallisce nel proprio intento. E purtroppo pure nella narrazione dei fatti. Con rinnovato fastidio aggiungo che rimestare nel dolore di una famiglia sconvolta da una tragedia terribile come fu il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro, senza saper scavare in misteri irrisolti che gravano sulla coscienza di tanti, non è soltanto irritante, ma soprattutto è inutile. E doloroso.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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