cgil mirafiori
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Quando arrivano i nodi al pettine

Le Carrozzerie ferme. Bloccate. Operai che spengono le macchine e si uniscono in corteo dentro Mirafiori, la parola sciopero che risuona nei capannoni sempre più vuoti della grande fabbrica. «Ora basta», è il grido delle tute blu che lamentano «carichi di lavoro insostenibili». Ed è sufficiente un’ora di stop, dalle 14 alle 15 sulla linea della 500 elettrica, per trasformare quella di ieri in una giornata in qualche modo storica. Segnando uno spartiacque tra un prima iniziato con il referendum del 2011 che promosse Marchionne facendo fuori la Fiom, e un dopo, ancora tutto da scrivere. Ieri, le bandiere rosse dei metalmeccanici della Cgil sono tornare a sventolare. I malumori degli operai, repressi per dieci anni, sono diventati rabbia, protesta, braccia incrociate. E se nessuno sa cosa potrà accadere a partire da questa mattina, tutti sanno che comunque andrà nulla sarà come prima. Lo sa Stellantis. E lo sa il sindacato, che con Edi Lazzi, il segretario provinciale, spiega. «Tutti i nodi iniziano ad arrivare al pettine. Non è possibile andare avanti in questo modo, tra la cassa integrazione, che comunque sta continuando, e la produzione che quando va un minimo al rialzo, subito fa aumentare a dismisura i carichi di lavoro che diventano insopportabili per gli operai». Questo, sostiene Lazzi, «accade a causa degli organici ridotti al lumicino per le numerosissime fuoriuscite di lavoratori che ci sono state in questi mesi». Con due cifre che rendono bene l’idea: «Dieci anni fa, tra Mirafiori, Maserati e Fca, c’erano 7.500 operai. Oggi c’è solo più uno stabilimento e gli operai sono 3.500, 500 dei quali in cassa». Con una gestione che Lazzi, definisce «scellerata». Mentre Mirafiori, afferma, «andrebbe rilanciata». «Serve un piano complessivo – spiega – fatto di nuove produzioni, assunzioni di giovani, diversa organizzazione del lavoro e ripensamento degli spazi dell’intera fabbrica». Come spiega Gianni Mannori, responsabile di Mirafiori per la Fiom Cgil, «È da giorni che i delegati interni fanno presente alla direzione aziendale che i carichi di lavoro sulla linea di montaggio sono troppo elevati, che i lavoratori non riescono a stare dietro ai ritmi produttivi. Purtroppo sono rimasti inascoltati e lo sciopero è la logica conseguenza per provare a trovare delle soluzioni che mi auguro arrivino a breve». Un augurio che, a quanto pare, si fanno tutti gli operai. Anche quelli che non hanno la tessera del sindacato, ma ieri hanno partecipato alla protesta, che «ha avuto una altissima adesione», bloccando «tutta la linea di montaggio». Era da giorni, del resto, che i malumori serpeggiavano nel tam tam interno alla fabbrica. Fino a martedì, quando la Fiom ha distribuito un volantino ai cancelli intitolato “Meno lavoratori, più produzione. Noi non ci stiamo», con una tabella riassuntiva delle variazioni di produzione della 500 Bev negli ultimi mesi con il numero di operai per vettura prodotta che si è via via ridotto, passando da 1,36 a 1,21. «Dalla produzione di 158 vetture, si è passati a 180, aumentando la produzione di 22 vetture aggiungendo soli tre lavoratori su tutta la linea di stabilimento». Dunque, chiosava il volantino «crediamo che l’azienda ne stia approfittando. Ed è il momento di dire basta». Detto, fatto. Da oggi, a Mirafiori, sarà tutta un’altra storia.

stefano.tamagnone@cronacaqui.it

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